VITERBO – “Ci è stato insegnato per anni che il tentativo di calmare i cani spaventati, spesso non può che peggiorare le cose, ma appare logico, in una sorta di stimolo e risposta, che il vostro cane, udito il tuono, corra da voi per essere protetto e coccolato. La paura, si tenga sempre a mente, non è minore nei cani di quanto lo sia per le persone.

 

La funzione della paura è quella di segnalare al corpo che c’è un pericolo attuale, per questo inibirla o contrastarla fortemente, può generare nel cane un eccessivo senso di spavalderia, che potrebbe sicuramente condurlo ad una pericolosa esposizione ai rischi. In altri casi, alla vista di un pericolo, specie per i cani di piccola taglia, il nostro primo stimolo è quello di prenderlo in braccio ed evitargli incontri pericolosi o situazioni che in lui stimolano la paura; anche questo non è corretto e soprattutto non genera nel cane gli stimoli giusti. Se al contrario davanti ad una situazione per lui paurosa, noi cercassimo di infondergli sicurezza, lasciando con molta attenzione che da solo affronti le sue paure, si eviterà di trasmettere al cane quel senso di materna ed eccessiva protezione che potrebbe renderlo in seguito, magari in vostra assenza, troppo debole o eccessivamente vulnerabile.

 

In molti casi è il proprietario stesso ad anticipare e amplificare la reazione fobica, con atteggiamenti apprensivi che trasmette direttamente al cane, come ad esempio l’accorciamento repentino e preventivo del guinzaglio dinnanzi al potenziale pericolo. Il linguaggio gestuale e sensitivo dei cani, come vedremo meglio in seguito, non ha nessun riscontro con il nostro. La loro fase di conoscenza, può talvolta sembrare violenta o remissiva, ma fa parte di quella infinita lista di annusamenti, tentennamenti e scatti violenti, che caratterizzano quella delicata fase nel loro mondo. Stravolgere per merito delle nostre apprensioni questa fase conoscitiva, può provocare sicuramente scompensi: ad esempio, evitare una conoscenza occasionale per la strada al nostro cane tirandolo a noi con forza o strattonandolo, può innescare un meccanismo violento da parte del cane libero, che sicuramente si sentirà autorizzato ad aggredire il nostro, in quanto apparirà ai suoi occhi indubbiamente vile e pauroso; lo stesso dicasi per l’esatto opposto, ossia cercare di accoppiare due cani che per loro libera scelta si ignorano; a quel punto ognuno di loro si sentirà violato nel suo spazio vitale, e la reazione di entrambi non potrà sfociare che in violenza. Insomma, in ultima analisi, le paure del cane sono troppo spesso frutto inconsapevole del nostro morboso comportamento umanoide”.

 

Leonardo De Angeli

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