“Perché il mio cane non mi obbedisce?”

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VITERBO – Ho spesso modo di sentirmi rivolgere una domanda articolata in vari modi, ma che ha solo una perentoria risposta: “perchè il mio cane non mi obbedisce?” e la risposta è appunto sempre la stessa: “perchè non sei il suo capobranco”! Il cane è un animale sociale che vive in branco. Amiamo a tal proposito affermare spesso che il nostro cane “ormai è un membro della famiglia”. Niente di più vero. Il branco, così come la famiglia, non è semplicemente un gruppo di individui, ma un’organizzazione sociale che risponde a regole gerarchiche precise.

Semplice dedurre che impartire ordini perentori, saper affrontare a “muso” duro anche i più feroci dei pelosi, punire i suoi errori, premiare i suoi successi, somministrare il cibo con ordine e disciplina, crea la vera differenza tra gregario e dominante. Con il cane non basta una targhetta sulla porta per comprendere i ruoli, ma occorre un determinato insieme di azioni che servono a far capire al cane che il capobranco siete voi. Soltanto quando il cane vi riconoscerà come capobranco sarà disposto ad accettare le vostre sgridate: altrimenti otterrete solo ringhi e, perchè no, morsi, in quanto voi, gregari sottomessi, osate alzare la voce con colui che è il capo.

Il cane disobbediente è quasi sempre un cane che non ci riconosce come capobranco. Non esistono cani ribelli, stupidi o feroci: questi concetti in natura e soprattutto nel mondo dei nostri migliori amici, non esistono. Il cane rispetta semplicemente le regole sociali che ha appreso, quindi, nel caso fosse mordace o non obbediente, non sarà da considerare cattivo o pericoloso: è semplicemente un cane dominante che sta svolgendo con zelo il proprio ruolo di capobranco e sta lottando per la difesa del proprio territorio o della propria posizione sociale.

Avere un cane sottomesso non significa che tra voi non vi sia amore. Non lasciatevi fuorviare dai connotati negativi che la parola “sottomesso” potrebbe richiamare. Il cane sottomesso non è uno schiavo che obbedisce al padrone in modo sistematico, ma piuttosto un bravo figlio che conosce le regole del vivere civile e ha un rapporto equilibrato coi genitori. Impariamo quindi prima a fare il capobranco e poi, soprattutto a trasmettere al cane che lo siamo. Farlo capire in famiglia, presupponendo che vi sia comunicazione, non è poi così difficile, ma in realtà, quando si tratta di instaurare un rapporto cane e uomo, necessitiamo di una traduzione doppia: la prima scatta quando noi dobbiamo decifrare i messaggi che il cane ci manda, la seconda quando dobbiamo dire o insegnare noi qualcosa a lui. Questa doppia traduzione “canino-umano umano-canino” può risultare talvolta impegnativa, ma un po di buona volontà mista a pazienza e ….un po’ di coraggio, svolgeranno sicuramente tutto il lavoro.

Leonardo De Angeli

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