«Dopo l’ultima uscita sui media locali datata 8 Maggio ove si è parlato della mia persona in un articolo peraltro neanche firmato dai diretti interessati, si rendono necessarie alcune precisazioni.

E’ la ventesima volta – comunica Alessandro Landi, candidato a sindaco di Bagnoregio – che mi si accusa di questi famosi trent’anni di lontananza da Bagnoregio. Litania divenuta tanto stancante quanto divertente. In realtà voglio ribadire in questa sede che non ho vissuto in Groenlandia, ma semplicemente a Viterbo (come capita da tempo all’attuale primo cittadino), tornando, tuttavia, dove sono nato con cadenza settimanale (per trent’anni) a trovare i miei cari e gli amici. Credo di aver vissuto questo Paese, naturalmente in forma privata, tanto quanto coloro che oggi mi additano a fuggitivo. Anzi. Se proprio debbo essere onesto, in queste ultime settimane la popolazione mi ha più volte ripetuto che se il sottoscritto è stato assente non è che i miei antagonisti abbiano brillato per partecipazione nell’ultimo lustro. Il bue che disse cornuto all’asino. E per chi è stato un po’ più “presente”, e nello specifico l’attuale vice, a parte qualche infinito stucchevole messaggio social, dal sapore “sdolcinato”, non mi giungono strepitose parole di elogio sul piano amministrativo. No! Per niente!

Nel mio caso, per motivi logistici e lavorativi, la scelta è stata quasi obbligata, ma di certo non ha precluso i contatti con quanti mi vogliono bene. Tutt’altro. L’esatto contrario. Bagnorese ero e bagnorese sono orgogliosamente rimasto, né più né meno di quelli che mi accusano del contrario. E ditemi. Quale è lo strumento per misurare la “bagnoresità”? Si calcola in quantità? In qualità? In ore e ore chiusi nelle segrete stanze? Oppure dall’amore che si prova per la propria terra? Perché, se devo dirla tutta, alcuni di quelli che mi tacciano di “sparizione” sono essi stessi accusati del medesimo reato, ma con un’aggravante non da poco, loro sì che sono residenti.

Sono talmente bagnorese che, come già detto in altre occasioni, l’anno scorso ho ritenuto opportuno votare l’attuale Sindaco alle elezioni regionali (nonostante politicamente agli antipodi) perché da concittadino (e da amico) mi sembrava una scelta onesta e doverosa. Purtroppo però è stato il Paese stesso a non vederla nella medesima maniera. Potevo anche evitare di esternarlo, ma l’ho confessato per il sol fatto che mi sembrava legittimo dare una mano all’unico nostro compaesano in gara per il rinnovo del Consiglio Regionale. Esperimento fallito. Mi spiace.

Dal mio canto sono tornato sempre. Vuoi per compleanni, vuoi per festività, vuoi per la famiglia, vuoi per piacevoli incontri con amici e conoscenti, vuoi per tante di quelle cose che Bagnoregio mi ha dato e che è impossibile che vengano cancellate dal mio cuore. Che dire, trent’anni di lontananza e non sentirli. Tant’è che quando ho deciso di intraprendere quest’avventura politica, al mio rientro costante e più frequente sul territorio, l’affetto straripante della gente non ha stentato a farsi sentire! Oltretutto non aspettandomi così tanto calore.

Quando qualcuno (più d’uno) mi chiede quale è il valore aggiunto che penso di dare alla mia gente rispondo, sempre e con serenità, con queste poche parole: l’ascolto, la poca attitudine al ricatto o alle minacce (non è nelle mie corde), la voglia di cambiamento e una certa dose di sicurezza di migliorare i servizi di una comunità che ancora in tante, troppe circostanze è profondamente carente.

La cosa che mi fa pensare molto è perché tutta questa meraviglia mediatica non sembra essere stata poi tanto capita dai bagnoresi. Se questo “modello” è cosi perfetto e magnifico come ci viene dipinto tramite “megafonate” social, come mai si registra nel tessuto sociale un fermento tutt’altro che lusinghiero?! Qualcosa non torna. E allora mi domando e dico. Perché cotanto splendore di cui parlano a suon di annunci megagalattici non è stato ripagato al voto regionale? Sotto al 50% degli aventi diritto. Soglia minima sindacale. Perché si respira latente un malcontento in ogni settore da far rabbrividire? Perché l’imprenditoria edile (ma non solo) si sente così tanto messa all’angolo? Perché c’è la rabbia diffusa (ma silente dal timore) per queste cooperative tutte esterne? Perché si grida allo scandalo per la questione gravissima del dearsenificatore o per la totale mancanza di servizi igienici pubblici? E perché, per decenni, c’è (e sono numerosi) chi si lamenta di passaggi continui per il centro storico di mezzi vecchi e obsoleti con il pericolo “scarichi inquinanti?”

Solo adesso si fa cenno ai pullmini elettrici. Che casualità. Che tempistica!

Realtà che emergono da un territorio che appare fantastico fuori confine, ma che a viverlo da vicino e “sul campo” soffre e anche in maniera assolutamente altisonante. Sembra però che si voglia far finta di non capire o che, peggio ancora, sia un po’ sfuggito di mano il termometro del consenso popolare.

Chiediamo alle imprese edili, sentiamo cosa dicono i commercianti del centro, udiamo chi non ha voce e apriamo gli occhi per vedere laddove per molto tempo si è fatto finta di non vedere. Credo piuttosto, nostro malgrado, che invece vige da troppo tempo nella nostra popolazione e in questa cittadina un’omertà che rasenta la vergogna sociale. C’è paura, angoscia, terrore di essere “epurati”, ricattati, etichettati e quindi si tende sempre a parlare molto poco in pubblico, ma tanto in privato. Atteggiamento “carbonaro”, che non fa ben sperare e che rasenta la peggiore delle “onorate società”.

Ma tutto questo deve finire. Negli ultimi giorni è stato bersagliato persino il mio gruppo di lista reo di non essere in grado di amministrare. Mettere sui due piatti della bilancia il valore di entrambe le squadre non credo sia molto carino, ma è intollerabile anche in questo caso che qualcuno si senta così Padre Eterno da giudicare persone di seria A da persone di serie B nella sua stessa comunità che dice di amare tanto. A occhio e croce non vedo grandi differenze sia sul lato squisitamente umano che su quello delle competenze. Io – a dire il vero – non esito a definirli estremamente coraggiosi (che è dire poco), poiché ben consapevoli che sarebbero stati (prima o poi) oggetto anch’essi di attacchi di ogni genere.

La cocente verità e che il Paese è già spaccato prima del voto! Per un’amministrazione uscente, che a volte va in totale delirio di onnipotenza, è quanto di più drammatico gli poteva capitare. Rendiamocene conto. La mia persona è soltanto un’appendice, il finale, la punta di una piramide la cui base è rappresenta da un vasto, vastissimo consenso proveniente dagli ambienti più disparati. Ho la sensazione (e mi posso anche sbagliare) che questo stile politico un po’ da feudalesimo, di dinastia in dinastia, passandosi lo scettro vicendevolmente, che dura da tempi immemorabili, abbia un po’ stancato l’elettore. Il desiderio di cambiamento è nell’aria e la vicinanza di gruppi di persone che sino a qualche anno fa era dalla parte opposta ne è la riprova più lampante.

Io credo di aver concluso. Il resto, che saranno finalmente contenuti che interessano il bagnorese, lo enuncerò nei comizi e negli incontri che condurrò nei prossimi giorni, poiché (propaganda a parte) di problemi ce ne stanno e gravi».