Per l’amministratore unico di Casa Civita sono maturi i tempi per lavorare su scala provinciale e raccontare al meglio il Viterbese a tour operator e viaggiatori

 

Il primo giugno corrono i 750 anni dal primo conclave della storia. Un evento che ha lasciato un segno importante nella vita della Chiesa e che di fatto ha dettato il protocollo di elezione dei pontefici da lì in avanti. Una ricorrenza importante e strettamente connessa con il territorio di Tuscia, che trova sicuramente nel capoluogo Viterbo il centro della scena ma anche in Bagnoregio un attore di primo piano. Questo grazie al ruolo importante che ebbe a giocare l’amato patrono Bonaventura da Bagnoregio.

“Non sono molti i territori che possono raccontare al mondo di essere stati la culla del Conclave. Una specificità che il Viterbese deve imparare a valorizzare, perché vetta formidabile di una terra ricca di storia e beni storico-artistici di grande rilievo e qualità. Casa Civita, società partecipata del Comune di Bagnoregio, ha nella sua mission la costruzione di determinare le condizioni per la crescita e sviluppo turistico del sito viterbese candidato a Patrimonio dell’Umanità ma anche di quella che possiamo definire area vasta.

Sottolineare l’esistenza di più attrattori di livello nel raggio di pochi chilometri di distanza è tra le azioni che la partecipata è investita a portare avanti. Un lavoro complesso, che cerchiamo di snocciolare e arricchire giorno dopo giorno e che ci porta a fare i conti con una domanda complessa: qual è l’identità di questa area vasta e come possiamo renderla attraente ai viaggiatori e turisti?

Storie come quella del Conclave nato a Viterbo e che ha trovato nel bagnorese San Bonaventura un riconosciuto protagonista sono tessere preziose di un mosaico che ci stiamo accingendo a costruire”. Queste le parole dell’amministratore unico di Casa Civita Francesco Bigiotti.

Era il primo giugno del 1270 quando i cardinali, dal primo novembre 1268 chiamati a Viterbo per eleggere il successore di Clemente IV, furono fatti rinchiudere nella grande sala di Palazzo Papale. Lì vennero chiusi “cum clave”, a chiave. E non gli fu permesso di uscire fino alla soluzione che li portò a nominare una commissione di sei cardinali che scelsero Tedaldo Visconti, divenuto papa con il nome di Gregorio X. Fu proprio lui a fissare il protocollo di Viterbo nella Chiesa e istituire il conclave come procedura per l’elezione dei successori di Pietro.

Bonaventura da Bagnoregio, settimo successore di San Francesco d’Assisi come generale dell’Ordine Francescano, esercitò una grande influenza con le sue costanti e pressanti prediche. Furono proprio queste a infuocare gli animi dei viterbesi e a spingere l’allora podestà e il capitano del popolo Raniero Gatti a chiudere i cardinali scoperchiando parte del tetto di copertura dell’aula di palazzo papale.

“Oggi abbiamo il dovere di ricordare questo grande passaggio storico, a 750 anni di distanza – conclude Bigiotti -. Nei mesi che verranno invece siamo chiamati a lavorare intensamente per costruire una tela di narrazioni e simboli con cui rappresentare ai decisori dei flussi turistici e ai viaggiatori quanto di straordinario abbiamo da offrire in tutta la nostra provincia”.