Il borgo viterbese, abitato da 11 persone e protagonista del cinema giapponese, entra nel progetto Paesini nato dalla collaborazione fra il collettivo What Italy Is ed EOLO per raccontare di chi ha realizzato i propri progetti di vita in piccoli comuni

La pandemia ha cambiato dinamiche e priorità: oggi in molti sognano di lasciare la città per vivere in un luogo con ritmi più lenti e spazi verdi, senza però perdere le opportunità lavorative e le comodità che i grandi centri urbani offrono. E chi invece già vive in questi luoghi remoti può usufruire sempre di più dei vantaggi che la digitalizzazione ha portato e continuerà a portare, anche grazie alle risorse messe in campo dal PNRR.

A raccontare questo nuovo paradigma è “Paesini”, il progetto nato dalla collaborazione tra What Italy Is, collettivo di Content Creator che ha lo scopo di raccontare l’Italia oggi, ed EOLO, Società Benefit e principale operatore leader in Italia nella fornitura di connettività tramite la tecnologia FWA. Una serie di 52 storie che vivrà sui social e che durante tutto l’anno racconterà luoghi remoti del Paese e storie di persone comuni che proprio in queste località, anche grazie a internet, sono riuscite a realizzare il proprio sogno di vita.

Dopo aver scoperto e documentato i racconti di piccoli comuni del Piemonte, del Veneto, del Friuli-Venezia Giulia, della Liguria e dell’Emilia-Romagna, il viaggio fa ora tappa nel Lazio, a 28km da Viterbo. Più precisamente a Civita di Bagnoregio, un piccolo borgo che sorge nella Valle dei Calanchi, tra il lago di Bolsena e la Valle del Tevere, e conta solo 11 abitanti. Le caratteristiche morfologiche e paesaggistiche hanno reso questo luogo una meta turistica rinomata, ispirando registi del calibro di Hayao Miyazaki.

Notorietà e fascino di questo paesino sono legati a diversi fattori, a partire dalla bellezza del suo belvedere, da cui i turisti di tutto il mondo possono ammirare il ponte che sembra quasi sospeso, una serie di piccole case che sembrano venir fuori da un lembo di montagna e al centro il campanile della chiesa che spicca. A questo si aggiunge la definizione che lo scrittore Bonaventura Tecchi ha dato a Civita di Bagnoregio, ovvero “La città che muore” e ciò trasforma la visita in una scoperta (o riscoperta).

Il collettivo ha raccolto anche la testimonianza di Desiree’, una giovane ragazza che lavora in paese da molti anni e che ha descritto come, prima della pandemia, Civita fosse presa d’assalto da turisti provenienti, in particolare, da Cina e Giappone. Internet, i social media e i film d’animazione di successo sono stati il cavallo vincente che ha portato ad avere fino a 13.000 accessi in un solo giorno. Negli ultimi due anni, il flusso turistico si è modificato: fra le strade del borgo, piene di gatti che scorrazzano in libertà, ci sono tanti italiani, sia nel weekend che durante la settimana, che passeggiano per il borgo in serenità, pronti a catturare ogni frammento di questo suggestivo luogo.

Per non perdere nessuna delle 52 storie è possibile seguire il profilo Instagram di EOLO: www.instagram.com/eolo.it/

Le storie complete vengono pubblicate sul sito di What Italy Is: https://www.whatitalyis.com/progetti/paesini/

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