Sabato 20 Novembre, presso la Sala degli Avi di Palazzo Altieri a Oriolo Romano si terrà la presentazione del libro di Luciana Vergaro: Clarice Tartufari una scrittrice dimenticata. Lettere a Bonaventura Tecchi. Un carteggio inedito di Clarice Tartufari.
In programma un focus sul romanzo “Il dio Nero” (1921) ambientato a Oriolo Romano durante la Prima Guerra Mondiale.
Dialogano con l’autrice Luciano Osbat e Maria Teresa Ubertini.

Clarice Tartufari

Dopo aver conseguito il diploma magistrale si sposa e si trasferisce a Bagnore sul Monte Amiata, in provincia di Grosseto, dove trascorrerà quasi tutto il resto della sua vita.
Inizia la carriera di scrittrice con bozzetti, poesie e racconti pubblicati in piccoli opuscoli tirati in poche copie (detti plaquettes) o su riviste. L’esordio in campo letterario – si legge su Wikipedia – avviene con la pubblicazione del volume Versi nuovi (1894), che non gode di particolare successo, a cui seguirà una seconda raccolta di poesie intitolata Vespri di maggio (1896).
In seguito scrive, per una quindicina d’anni, opere teatrali, tra le quali: Modernissima (1900), Dissidio (1901), Logica (1901), Arboscelli divelti (1903), L’eroe (1904), La salamandra (1906), Suburra, Lucciole sulla neve (1907) e Il marchio (1914).
Decisamente più importante è la sua produzione narrativa, dove la Tartufari riesce a dare il meglio di sé, al punto che Benedetto Croce arriva a reputarla superiore a Grazia Deledda. Tra i suoi romanzi più importanti: Roveto ardente (1901), molto apprezzato da Luigi Capuana, Il miracolo (1909), che fu particolarmente elogiato in Germania, All’uscita del labirinto (1914), che Giovanni Boine giudicò positivamente, e Ti porto via! (1933)[3].
Morì il 3 settembre 1933 a Bagnore.
Una via di Roma, nel IX Municipio, zona Castel di Decima, è intitolata al suo nome.