Tra i miei ricordi di bambino traggo una frase che gli anziani ripetevano spesso tirando un sospirone di disappunto circa la loro condizione: “Ah, quando c’hai i denti non c’hai il pane e quando c’hai il pane non c’hai i denti!”.

Situazione che rapportata all’oggi del Recovery Plan potrebbe suonare come una oscura minaccia: ci potrebbe essere il caso che il pane arrivi a tonnellate, ma che si ammucchi nei forni e nelle dispense senza che qualcuno sia in grado di mangiarne.

E’ la famosa incapacità di spesa del nostro sistema socioeconomico ad inquietare, intrisa com’è di obsoleta burocrazia autoreferenziale; di lobbysmo tardocapitalistico assuefatto ai pingui margini di profitto delle cosiddette “grandi opere”; delle aziende di stato che finanziarizzano i ricavi senza reinvestirli; di comitati e sub comitati, autorità e garanti di ogni specie; di controlli a priori senza un senso.

A leggere le missioni e gli obiettivi del PNRR non si può fare a meno di udire l’eco lontana, ma ben distinta, di tanti programmi di governo oggi dimenticati: dalle “ TRE I “, impresa, informatica, inglese; al piano di metanizzazione in regime (sic!) di concorrenza; dalla banda larga ovunque, in 3 anni, all’infrastrutturazione del mezzogiorno, ecc. ecc.

Ma stavolta che ci sono le risorse, e tante, e che non possiamo fallire, dobbiamo controllare, curare, e far splendere i nostri “denti”.

Con tutta la modestia possibile, sommessamente dico che però dobbiamo superare almeno un pregiudizio che esiziale come pochi altri ha provocato guasti e ritardi: quello che riguarda i cosiddetti Piccoli Comuni, borghi e paesi delle aree interne e montane, presi di mira come raschiatura del barile della finanza locale; colpevoli per la loro “numerosità” (arisic!) di ogni spreco e quindi obbligati a stare insieme, non solo quando i conti ne dimostravano la convenienza, ma anche contro ogni logica e buon senso; piccoli disastri e non piccoli tesori.

Ma perché oggi i 5.522 Piccoli Comuni possono essere tra i protagonisti del PNRR?

Perché finalmente dopo 4 anni dall’approvazione della legge 158/2017 detta Realacci, li conosciamo e quindi siamo in grado di investire, intervenire, spendere a ragion veduta senza ricorrere al sistema dei bandi, ma con politiche mirate, coerenti, controllabili.

Infatti con Atto di Governo n°254 del 06.05.2021 sono stati individuati i Comuni finanziabili dalla legge, ma anche da altre fonti finanziarie come il PNRR, distinguendoli attraverso rigidi parametri per tipologie: dissesto idrogeologico, arretratezza economica, decremento demografico, disagio insediativo, carenza servizi sociali, difficoltà di comunicazione, densità demografica, in Unione di Comuni, in aree protette, da fusioni di Comuni.

Se per esempio volessi intervenire per il dissesto idrogeologico nelle aree interne e montane oggi avrei già l’elenco dei Comuni interessati e potrei rapidamente stabilire delle priorità d’intervento: per esempio Civita di Bagnoregio, con problemi di stabilità proprio per l’unica via di accesso al borgo, visitato ogni anno da oltre 1 milione di turisti ed in attesa di essere proclamata PATRIMONIO DELL’UMANITA’ Unesco, andrebbe messa in cima agli interventi del PNRR.

In sintesi: almeno un miliardo di euro da spendere subito sulla legge Realacci!

Francesco Chiucchiurlotto