Si è aperto Il primo Concorso fotografico “città di Bagnoregio” grazie al “Comitato Venerdì Santo di Vetriolo” e “l’Associazione Culturale Corrado Mortera”, con il patrocinio del Comune di Bagnoregio, organizzato dal Gruppo Fotografico magazzino 120, articolato in due sezioni con opere digitali o digitalizzate.

Parallelamente dal 12 luglio il photocontest instagram animerà i social attraverso la creazione dell’hashtag #allombradicivitafiafers.

Un concorso nazionale dalla grande importanza intrinseca sul territorio della Tuscia e che vede l’aprirsi ad un nuovo modo di mettersi in gioco, attraverso la fotografia con i “photocontest”.

Abbiamo intervistato Attilio Lauria, Vice presidente FIAF e creatore dei Fiafers per saperne di più sull’associazione, sul concorso e su come FIAF stia lavorando sul territorio Italiano.

Chi é Attilio Lauria e cos’é FIAF?

La FIAF nasce nel 1948, lo stesso anno in cui è entrata in vigore la Costituzione italiana; da allora sono trascorsi 70 anni, durante i quali la Federazione ha “allevato” diverse generazioni di fotografi. Da sempre manca in Italia un insegnamento istituzionale della fotografia, anche adesso che viviamo in un’epoca che viene definita come civiltà delle immagini, con il linguaggio visuale che sta per molti versi sostituendo il linguaggio testuale, e che mai come ora si sente il bisogno di un’alfabetizzazione alle immagini. In questo vuoto la FIAF si è fatta carico della riflessione teorica sul linguaggio della fotografia, ma anche della didattica di base attraverso i suoi circoli, diffusi capillarmente su tutto il territorio nazionale. Ad oggi i circoli territoriali sono circa 500, ai quali sono associati più di 40.000 persone, 5.000 delle quali direttamente alla FIAF. Per questo suo ruolo, riconosciuto anche dal MIBACT, la Federazione è un riferimento imprescindibile del sistema fotografia italiano, grazie anche alla sua capacità di anticipare nel tempo tendenze e movimenti culturali.

Per quanto mi riguarda, sono uno dei tantissimi volontari che consentono alla FIAF di realizzare le proprie attività, facendolo con passione e spesso con sacrificio. Senza questa attività di volontariato la Federazione non potrebbe addirittura esistere, se consideriamo la valorizzazione di questo complesso di attività che vanno dall’organizzazione di corsi, all’allestimento di mostre, fino alla realizzazione di prodotti editoriali di altissima qualità. Rispetto a tutti gli altri volontari ho solo messo a disposizione una parte maggiore del mio tempo e delle mie competenze, accettando di candidarmi per degli incarichi istituzionali.

In questa occasione accanto al classico concorso fotografico è apparso un “instagram photocontest” può dirci di più?

Come le dicevo, nel tempo la FIAF ha saputo anticipare e interpretare tendenze e nuove funzioni della fotografia; questa nostra contemporaneità è segnata dall’irruzione del digitale, che sta cambiando il mondo dei media contemporanei e le nostre vite. I social sono diventati il nostro modo abituale di comunicare, conferendo un ruolo fondamentale alle immagini, e questo fenomeno, insieme ai progressi della tecnologia, ha determinato una democratizzazione della pratica fotografica che c’incuriosisce e ci stimola. C’è una nuova fotografia che s’impone alla nostra attenzione, e se vogliamo comprendere questo fenomeno e le sue dinamiche, non possiamo che partecipare anche noi alla grande giostra dei social.

In particolare può parlarci dell’apertura da parte di FIAF alla nuova generazione di fotografi e quindi ai nuovi linguaggi e al diverso modo di fare e veicolare la cultura fotografica?

Essere arrivati alla rispettabile età di 70 anni significa aver assicurato nel tempo un ricambio generazionale, responsabilità che abbiamo anche noi oggi nei confronti di chi guiderà la FIAF nel prossimo futuro. Questo significa non chiudersi nel recinto di un sistema di norme e di ruoli codificato e consolidato; per quanto il nuovo, e quindi l’ignoto porti scompiglio, non si può non affrontarlo. I nativi digitali nascono in un nuovo ambiente fotografico caratterizzato dall’ibridazione e dalla contaminazione dei linguaggi, per cui occorre liberarsi dalle teorie dominanti del passato, che per molti versi non sono non più adeguate ad interpretare un presente che si è fatto cangiante. Persino lo stesso Umberto Eco ad un certo punto ha dovuto alzare bandiera bianca ed ammettere che la fotografia non può essere letta con i vecchi strumenti della semiologia. Abbiamo bisogno di imparare nuovamente, e possiamo farlo solo con la collaborazione di chi è nato con una nuova fotografia, senza condizionamenti intellettuali o storici, offrendo a nostra volta un contributo in termini di consapevolezza. In questa ottica punto molto sul progetto di allargamento della FIAF ai collettivi, queste nuove realtà associative che segnano un nuovo modo di stare insieme: se i circoli sono caratterizzati da un’aggregazione territoriale, i collettivi hanno introdotto, grazie alle possibilità offerte dalla tecnologia, un diverso modo di scegliersi che mi piace definire per affinità elettive. Con questa espressione presa a prestito intendo uno scegliersi in base a un medesimo modo cioè di concepire la fotografia o un suo linguaggio, o magari uno stare insieme solo per la realizzazione di un progetto. Al momento sono 9 i collettivi che hanno deciso di abbracciare questo progetto, e con loro abbiamo in programma di organizzare entro quest’anno il primo forum dei collettivi per fare il punto della situazione della fotografia in Italia.

Come è nata la collaborazione con Bagnoregio?

Nasce sicuramente dalla capacità di un soggetto istituzionale di aprirsi ad un nuovo modo di promuovere l’immagine del territorio, una capacità illuminata vorrei dire, che realizza l’incontro fra due realtà – FIAF e il Comune di Bagnoregio – che non vogliono perdere il treno della contemporaneità.

Instagram ha già dimostrato di essere un formidabile veicolo di promozione che fa della fotografia un moltiplicatore di visibilità; e se è vero che una foto dice più di mille parole, ecco che si comprende come un contest sulla piattaforma social valga più di qualsiasi altro tipo di campagna promozionale.

Ovviamente un ruolo importante per l’implementazione di questa collaborazione lo hanno giocato i nostri soci che operano sul territorio, ai quali va il mio ringraziamento per aver saputo interpretare e lavorare per questo progetto di allargamento e coinvolgimento di realtà diverse attraverso la comunità dei FIAFers. Ancora una volta questo progetto dimostra come la passione sia il miglior motore di ogni iniziativa.

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