Barbarano Romano comunità narrante. Ha riscosso splendido successo, anche grazie alla sorniona complicità di Giove Pluvio, “Apri gli occhi: c’è Barbarano Romano”: la passeggiata-racconto fermamente voluta da Unione italiana ciechi sezione territoriale di Viterbo e snodatasi sabato scorso per strade piazze e monumenti del pittoresco borgo laziale. Dopo gli indirizzi di saluto porti dal sindaco Rinaldo Marchesi, la narrazione itinerante è stata ben condotta da Antonello Ricci affiancato per l’occasione dalla giornalista Rai Giovanna Rossiello (attualmente apprendista narratrice del master Dibaf-Unitus per “Narratori di comunità”). Letture e improvvisazioni in ottava rima di Pietro Benedetti. Oltre un centinaio i partecipanti, molti dei quali cittadini barbaranesi. Ma la vera novità della performance è consistita nella sua inedita coralità. Di tappa in tappa infatti, numerosi testimoni e narratori locali si sono affacciati alla ribalta della parola aneddotica e rievocativa per portare un loro emozionato contributo: dal delicato scrittore di cose locali Giovanni Guerrini al “passionista” di poesia estemporanea Franco Menghini; dal parroco don Vincenzo Sborchia (che ha finemente illustrato lo stupefacente trittico del Salimbeni conservato nella chiesa dell’Assunta) ad Angelo Fiaschetti (figlio dell’indimenticato improvvisatore Vittorio, che proprio in ricordo di suo padre ha voluto improvvisare alcune belle ottave); dalla dolcissima Maria Antonietta Ellebori (nota in paese come “la sacrestana” perché venuta rocambolescamente al mondo nella sacrestia della chiesetta del Crocifisso, da madre civitavecchiese sfollata a Barbarano al tempo dei bombardamenti) alla vivacissima Eufemia Bombara, barbaranese affiliata all’UIC e madrina d’eccezione dell’iniziativa (senza il suo ardente impegno la felice riuscita dell’evento non sarebbe stata neanche lontanamente immaginabile).

La passeggiata si è conclusa nella ex chiesa di Sant’Angelo, con la proiezione del corto “La nave va, a Barbarano” (opera di Giovanna Rossiello che ha riscosso notevoli consensi) e con i saluti finali di Paola Lollobattista per l’Uic Viterbo accompagnati da quelli di Raimondo Fortuna, presidente di “Barbarano cultura” (associazione locale impegnata in prima linea nell’iniziativa). Aperitivo a seguire.

L’evento – gratuito – era patrocinato e sostenuto da: Comune di Barbarano Romano; parco regionale “Marturanum”; Banca Lazio Nord credito cooperativo; dalle associazioni: “Amici del cavallo maremmano”, “Cacciatori Barbarano Romano”, Proloco e “Compagnia epica” di Roma.

Dopo le esperienze di Bassano in Teverina, Capodimonte, Celleno e Ronciglione, quindi, da sabato scorso Barbarano Romano va a pieno a titolo a iscriversi alla innovativa “anagrafe” delle comunità narranti. Congedandosi dalla Porta dell’Orologio però, il pensiero di Antonello Ricci s’intenerisce al ricordo del suo maestro di glottologia e antropologia della scrittura, Giorgio Raimondo Cardona, incontrato alla Sapienza di Roma nel 1981 (Cardona sarebbe morto drammaticamente e troppo precocemente, era il 1988, al rientro da una campagna di rilevazione linguistica in Africa. Oggi Antonello sa di aver vissuto infinitamente di più di quel dolce giovane maestro che al tempo gli sembrava così maturo). Sul finire degli anni ’70 Cardona fu a Barbarano Romano per una ricerca sul campo: ne fissò in un prezioso saggio tratti dialettali caratterizzanti e tradizione dei poeti a braccio. A Giorgio Raimondo Cardona è intimamente dedicata “Apri gli occhi”. Foto-racconto Marco D’Aureli.