Le “trasgressioni” lacustri

Il primo studioso moderno che si accorse dei cambiamenti di livello e, quindi, di dimensione subiti dal lago di Bolsena nel corso della sua lunga storia fu Adolfo Cozza che nel 1883, facendo una ricognizione della zona del Grancaro, a metà della sponda lacustre orientale, per individuare le tracce di un’antica strada circumlacuale, non fu in grado di individuare nulla, dal momento che le acque (in quell’occasione, oltretutto, particolarmente agitate) avevano completamente sommerso i solchi lasciati nella roccia dal passaggio dei carri (fig. 1).
Quando furono scoperti i primi resti archeologici nelle acque del lago, si pensò subito a villaggi costruiti su palafitte. Ma le ricerche successive hanno dimostrato che si trattava, invece, di insediamenti protostorici costruiti in origine all’asciutto, presso le rive del lago, e solo successivamente sommersi dal sollevamento del livello lacustre che, dall’età del bronzo a oggi (vale a dire nel corso degli ultimi tremila anni) è stato calcolato in ben 10 metri; è così andato sommerso qualche migliaio di ettari di pianure, un tempo abitate e coltivate, particolarmente ampie soprattutto sul versante nord-occidentale del lago. Quando, nel corso del I secolo a.C., il livello ha raggiunto lo sfioro dell’emissario, il fenomeno si è attenuato, ma non è cessato del tutto.
Questo fenomeno di innalzamento progressivo del livello lacustre provocò, ad esempio, verso la metà dell’VIII secolo a.C. l’abbandono dell’abitato villanoviano del “Gran Carro”, fondato agli inizi del secolo precedente presso la sponda lacustre orientale; oltre trent’anni di ricerche hanno dimostrato che questo villaggio conobbe almeno due fasi abitative all’asciutto, entrambe interrotte da incendi, ed una fase finale in cui almeno una parte delle abitazioni venne innalzata su palafitte, proprio per cercare di fare fronte all’innalzamento delle acque (fig. 2).
Oltre a questa antichissima testimonianza, ne possediamo anche altre in relazione alle “trasgressioni” a cui il nostro lago si è lasciato andare fino in tempi recenti, in genere dovute all’insabbiamento della soglia dell’emissario. Nel 1367 la Camera Apostolica fece realizzare una vasta opera di consolidamento delle sponde, per contrastare l’avanzata delle acque, che minacciavano di invadere le pianure presso Bolsena; ma un secolo dopo, evidentemente a causa di un cospicuo abbassamento del livello lacustre, il governo pontificio fu costretto a intervenire di nuovo, facendo dragare la bocca del Marta per ripristinare un adeguato flusso idrico, indispensabile al funzionamento delle strutture da pesca (“cannare”) costruite lungo il fiume.
Dagli statuti di Montefiascone veniamo a sapere che sotto il pontificato di Sisto IV (1471-84) le strade circumlacuali del comune erano state rese impraticabili da un’esondazione del lago, mentre nel primo venticinquennio del XVIII secolo il fenomeno si era invertito, il livello lacustre si era abbassato e tutti i resti delle antiche strade circumlacuali si trovavano perfettamente all’asciutto. Allo scopo di regolare in modo definitivo la quota del lago, nel 1721 il cardinale Aldrovandi (vescovo di Montefiascone e Corneto) incaricò l’architetto bolognese Andrea Chiesa di progettare una serie di opere finalizzate all’approfondimento e all’allargamento del letto del Marta, per aumentarne la portata e per renderlo al tempo stesso navigabile fino al mare, nonostante le cascate lungo il suo corso. Il progetto venne portato a termine parecchi anni dopo, nel 1748, ma non venne mai realizzato.
Nel 1737 il livello delle acque è di nuovo alto, tanto che la riva di fronte a Bolsena arretra fino a portarsi a soli 200 passi (meno di 300 metri dunque) dai ruderi di un edificio termale romano, che oggi si trova a ben 550 metri dal lago. Un aumento di livello piuttosto importante, dunque, che tra il 1801 e il 1804 rendeva impraticabile per circa due miglia il tratto della moderna via Cassia tra le contrade del Tempietto e della Cappelletta, appena qualche chilometro a ovest di Bolsena.
Per contenere il disagio delle popolazioni rivierasche nel 1827 venne progettato un sistema per controllare artificialmente il livello lacustre, anche prescindendo dall’insabbiamento della bocca dell’emissario. Il progetto prevedeva lo scavo di un tunnel sotterraneo per mettere in comunicazione diretta il lago con l’alveo del Marta, ben più a valle dell’incile. Anche questo restò lettera morta.
Ma forse la testimonianza più suggestiva delle bizzarrie del nostro lago la possiamo trovare in un’acquaforte di Silvestre Israel, dal titolo Veue du Lac de Bolsene, pubblicata a Parigi nel 1655, dove sono raffigurate addirittura tre isole emergenti contemporaneamente dalle acque (fig. 3), un’eventualità che potrebbe effettivamente concretizzarsi se il livello del lago calasse di oltre 10 metri, tornando alla quota che aveva nell’età del Bronzo. Ma, certo di interpretare il pensiero di tutti, si tratta di un evento a cui nessuno di noi vorrebbe assistere!