BOLSENA – Numeroso il pubblico accorso, nonostante il meteo non promettesse nulla di buono, al decimo appuntamento del progetto Ager, promosso dal Sistema museale del lago di Bolsena e affidato alle cure di Banda del racconto. A fare gli onori di casa, al fianco di Antonello Ricci, l’archeologo Pietro Tamburini, direttore del Museo territoriale del lago di Bolsena e coordinatore del Simulabo.

Partenza dalla terrazza di Rocca Monaldeschi della Cervara, luogo privilegiato per l’osservazione del lago. Proprio da lì è stato intrapreso un viaggio nel tempo – alimentato dalle letture ad alta voce affidate a Pietro Benedetti – alla scoperta di come il lago stesso e le isole che da esso affiorano sono state viste e descritte da autori e viaggiatori del passato.
Seconda tappa la piccola, ma deliziosa, chiesa della Madonna dei Cacciatori, conosciuta anche come “cappella Sistina di Bolsena” grazie all’abbondanza e al pregio degli affreschi che ne arricchiscono le pareti interne. Del tutto peculiare l’oculo posto sulla facciata, frammento di un altare etrusco riusato a mo’ di rosone. E il tema del riuso del passato è stato un vero e proprio leitmotiv della passeggiata, a partire dal reimpiego di materiali da costruzione tratti dalle rovine di precedenti insediamenti e finiti con l’essere inglobati in nuove costruzioni, tra le quali le mura della Rocca.

Lungo tutto il tragitto pillole storico archeologiche consegnate ai partecipanti da Pietro Tamburini. Quella odierna è stata una passeggiata/racconto caratterizzata da un esemplare lavoro di mediazione di contenuti scientifici di natura archeologica.

Infine l’approdo all’area archeologica di Poggio Moscini, dove giacciono i resti dell’antica città di Volsinii. Visita ai resti del Foro realizzato sul pianoro della collinetta e successivamente ai resti delle strutture (botteghe, magazzini, cisterne) poste al margine di quella che fu un’area destinata esclusivamente allo svolgimento della vita sociale della comunità.

Molti i temi affrontati nel corso della mattinata, dal restauro archeologico ai temi dell’identità passando per le modalità tramite le quali la cultura romana assimilò le popolazioni italiche preesistenti sui territori che conquistò.

Un ringraziamento particolare a Letizia Arancio, della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Etruria Meridionale, giunta appositamente da Roma per aprire e rendere fruibile il sito di Poggio Moscini.

Peccato solo che dalle fotografie non si senta il fragore degli applausi che hanno chiuso la passeggiata. Prossimo appuntamento con Ager a Gradoli il 10 dicembre.

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