CAPRAROLA – In una sala quasi piena del Palazzo della Cultura di Caprarola, Massimiliano Smeriglio, scrittore e vicepresidente della Regione Lazio, ha presentato ieri, 1° dicembre, il suo ultimo romanzo “Per quieto vivere”, edito da Fazi Editore.

Introdotti dalle note di “Nina si voi dormite” di Gabriella Ferri, i relatori si sono succeduti in perfetta sincronia, come una squadra collaudata.

Ad aprire l’incontro Simone Olmati, ex assessore alla cultura e oggi presidente dell’Associazione culturale “Le città invisibili”, fondata da un gruppo di giovani di Caprarola e diventata di recente circolo Arci. Olmati ha ricordato come il romanzo di Smeriglio sia un romanzo della solitudine e della violenza e come un mosaico di personaggi cerchi di trovare nella propria dimensione privata la soluzione ai propri problemi senza avere la capacità di trovare vie d’uscita comuni, ovvero di fare politica.

A seguire, Angelo Borgna, con un intenso intervento ha portato l’attenzione su alcuni personaggi significativi del romanzo e sul vizio nazionale di cambiare bandiera quando gli eventi stravolgono la storia, proprio come è successo dopo la Liberazione d’Italia quando molti ex fascisti hanno indossato la maschera di antifascisti. Angelo ha infine sottolineato, facendo riferimento a un passo del libro, di come spesso si parli di singole mele marce, mentre il problema della società attuale è il cesto.

Marta Bonafoni ha invece raccontato in un appassionato intervento di lacrime e degli umori che emergono potentemente dal romanzo. Lacrime piante e lacrime che invece non riescono a uscire e sono quelle che fanno più male. Bonafoni ha riportato l’attenzione sui grandi temi che fanno da sfondo alle vite dei personaggi del libro e sull’importanza delle donne alle quali Smeriglio ha affidato nel libro una – seppur piccola – speranza di salvezza.

Infine, l’autore Massimiliano Smeriglio ha concluso parlando dei contenuti del libro, ma anche parlando del proprio percorso personale che lo ha portato a scriverlo. Di fake news, bufale, nuovi e vecchi fascismi, di suo nonno partigiano e delle sue origini “plebee” che gli hanno consentito di guardare negli occhi senza alcun vezzo aristocratico il mondo popolare che narra magistralmente nel suo romanzo “Per quieto vivere”.

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