Il Sindaci di Castiglione in Teverina (Leonardo Zannini), Lubriano (Valentino Gasparri), Graffignano (Piero Rossi) e Bomarzo (Marco Perniconi) hanno inviato una lettera a firma congiunta per richiedere al Prefetto di Viterbo, al Ministro della Salute e alla Regione Lazio una rivalutazione, sulla scorta degli indici e dei parametri elaborati a livello nazionale, della collocazione del territorio della Tuscia nella c.d. “zona rossa”.

A tal riguardo, i Sindaci dei Comuni viterbesi hanno sottoposto all’attenzione delle Autorità competenti una situazione contagi nei rispettivi territori comunali apparentemente inferiore a quella che giustificherebbe l’applicazione delle restrizioni previste per la zona rossa. A titolo esemplificativo, il numero di positivi a Castiglione in Teverina ammonta attualmente a 3 persone residenti.

In particolare, le istanze di cui i quattro Sindaci si fanno portavoce sono quelle legate alla situazione delle scuole situate nei comuni della Tuscia e delle attività commerciali, costrette all’osservanza dei rigidi protocolli anti-contagio, a tutti ben noti.

Si legge precisamente nella missiva: “La nuova condizione di zona rossa penalizza queste comunità sia in termini economici (in quanto molte attività commerciali si vedono costrette a chiudere temporaneamente, oppure a ridimensionare le proprie prospettive), sia in termini sociali e culturali. In particolar modo si fa riferimento alla chiusura delle Scuole di ogni ordine e grado. Benché la DAD sia comunque un buon metodo di insegnamento da attuare in situazioni di urgenza e circostanziali di pericolo epidemiologico, riteniamo che la didattica a distanza sia vitale per la crescita emotiva, relazionale e cultura dei ragazzi”.

Per queste ragioni, pur rinnovando alla cittadinanza il monito al pieno rispetto delle norme e dei protocolli anti-contagio, i Sindaci richiedono, auspicando un riscontro positivo in tal senso, che la Provincia di Viterbo, sulla scorta di una rilettura degli indici e dei valori relativi alla Tuscia, sia collocata nella zona arancione. Sì da consentire la riapertura delle scuole ed uno svolgimento “più flessibile”, ma pur sempre nel rispetto dei protocolli governativi, delle attività economiche e commerciali della zona.

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