“Tanto carbone nella calza dell’assessore ai servi sociali Angeletti”

«Apprezziamo il gesto del sindaco di Civita Castellana e dell’assessore ai servizi sociali che sono andati a portare calze e dolciumi alle Case famiglia».

Così le famiglie del Centro Socio Educativo “Rosa Merlini Frezza” di Civita Castellana che, però, si chiedono: «proprio pochi giorni fa l’assessore Angeletti ha dichiarato in un comunicato che lui e l’amministrazione sono responsabili solo del Centro diurno sottostante alle 2 Case famiglia, mentre le stesse sono pertinenti ad altri enti, allora perché si è totalmente dimenticato del Centro socioeducativo? Degli altri ragazzi speciali come li chiama lui? Eppure li conosce da decenni!

Dopo esser stato chiuso da inizio marzo a metà giugno, il CSE è stato nuovamente chiuso a metà ottobre, ma noi famiglie non abbiamo MAI MAI ricevuto una sua telefonata per conoscere quale è la nostra situazione, quali sono i bisogni dei nostri figli e nostri, nonostante ci siano stati casi di ragazzi e genitori positivi al Covid19 ed alcuni anche ricoverati. L’assessore è bravissimo a fare promesse prima delle elezioni ed a vantarsi sui giornali, ma quando c’è da tirare fuori umanità e assumersi delle responsabilità ci sembra che corra via a gambe levate.

Purtroppo la realtà delle famiglie con una o più persone disabili in questo periodo storico è veramente drammatica. E le assistenti sociali lo sanno.

Naturalmente non volevamo le calze, vogliamo che i diritti dei nostri figli con disabilità siano garantiti: nei paesi vicini i Centri simili a quello di Civita sono aperti. A Civita servizi paragonabili gestiti dalla Asl sono attivi. Invece la struttura del CSE è costretta ad ammuffirsi, chiusa, nonostante sia un servizio essenziale e offra ampi spazi (salone-palestra), ben più grandi delle classi che quotidianamente ospitano più di 20 alunni nelle scuole che riapriranno domani. Intanto il Comune è scomparso.

Ci piacerebbe sapere se l’intenzione dell’Amministrazione comunale è chiudere definitivamente il CSE. Ci piacerebbe sapere perché non si attivano prestazioni a sostegno magari a livello domiciliare, tramite gli operatori della cooperativa che ha vinto l’appalto del CSE. Ci piacerebbe insomma che il Comune si faccia carico dei bisogni dei cittadini più fragili, di noi famiglie affaticate, e non limitarsi a farsi belli sui giornali, coi soliti specchietti per le allodole.

L’assessore Angeletti non si stupisca se nella calza della befana ha trovato solo carbone».