CORCHIANO – ‘C’era una volta un teatro, un piccolo grande teatro di nome Fescennino. In realtà ci sarebbe ancora se non fosse che l’attuale amministrazione comunale, essendo l’immobile di proprietà dell’ente locale, ha ritenuto opportuno chiuderlo senza una motivazione plausibile e seria. Corchiano, di fatto, non ha più il suo spazio teatrale e culturale da quasi tre anni.’

Commenta così in una nota Bengasi Battisti che continua – ‘Un luogo, quello del Fescennino, risorto grazie a un attento progetto di ristrutturazione e recupero di aree abbandonate curato nel 2011 da una coppia di architetti romani, l’indimenticato Antonello Sotgia e sua moglie Rossella Marchini.

Progetto che, dopo essere risultato vincitore di un concorso regionale, ha permesso a quelle aree un tempo sede del mattatoio, che lo stesso Sotgia amava definire “ventre della comunità”, e del lavatoio di uscire finalmente da una condizione di degrado e di oblio. Sono dunque tornate a essere uno spazio comunitario, un bene comune, un luogo dove incontrarsi per dialogare e condividere delle proposte, ascoltare storie e testimonianze di legalità, di riscatto umano e di virtù civili, promuovere, elaborare e produrre varie forme di cultura o, più semplicemente, poter partecipare o assistere a spettacoli teatrali o musicali.

Ora tutto questo non c’è più. Restano solo il ricordo e la speranza. Il ricordo di intensi ed emozionanti appuntamenti spesso introdotti da Nicola Piovani e da Norma Martelli con l’arte della recitazione, con la musica e con la tradizione del teatro-canzone, che hanno visto la partecipazione e la frequentazione di attori, cantanti e interpreti di fama nazionale e internazionale.

Come non ricordare allora Massimo Wertmuller, Lello Arena, Paila Pavese, Anna Teresa Rossini, Mariano Rigillo, Tosca, Angela Pagano, Luca De Filippo, Silvio Orlando, Claudia Campagnola e, non da ultimo, Toni Servillo, il Jep Gambardella de “La grande bellezza”, il pluripremiato film diretto da Paolo Sorrentino. E ancora, le iniziative sui temi della legalità, dei diritti, del contrasto alla mafia e alla criminalità organizzata, della tutela dell’ambiente, della salute e del territorio, che hanno visto dialogare magistrati e giornalisti come Gian Carlo Caselli, Franco Roberti, allora procuratore nazionale antimafia, Giancarlo Capaldo, Ferdinando Imposimato, Curzio Maltese, noto editorialista de “la Repubblica”, Corradino Mineo, a quel tempo direttore di “Rai News”, e il compianto Daniele Radaelli, una colonna della “Gazzetta dello sport” e un appassionato narratore di storie di riscatto umano e civile attraverso le attività sportive.

La speranza  – conclude – è quella che un giorno il Fescennino possa tornare alla sua funzione, che non è solo culturale, ma anche e soprattutto sociale. Una funzione di servizio per la cittadinanza: scuole, associazioni e compagnie locali’.

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