VITERBO – Il più delle volte, quando si realizzano opere cittadine per le motivazioni più variopinte, ci si dimentica, o ci si vuol dimenticare, che le città sono abitate con sacrosanto diritto di libera circolazione, da anziani, ipovedenti, diversamente abili, bambini e, perche’ no, distratti.
La nostra città nasconde, come tutte d’altronde, parecchie insidie, ma una in particolare ha causato “più vittime della guerra in vietnam” e, guarda caso, è ancora li a distanza di anni sprovvista dei benchè minimi requisiti della più sparuta Legge.

Le due insidiose “zampe” altre 28 cm e lunghe 1.23 metri, poste accanto all’entrata di un cinema viterbese e a pochi metri dall’entrata di un bar, svettano da anni orgogliose di sostenere un bel manifesto 6×3, incuranti della strepitosa pericolosità che rappresentano.

Nel corso degli anni, bambini, anziani ed ipovedenti hanno avuto la sventura di rotolarci sopra, riportando sempre ferite o lesioni, in quanto inciampando su l’una, si cade rovinosamente sull’altra e il risultato, “ca va sans dire” è devastante.

Nessuno denuncia, in quanto convinto che una causa con il Comune andrebbe avanti anni e lascia correre leccandosi le numerose ferite, ma tutti sbagliano, il Comune non avrebbe mai realizzato un’opera priva dei regolamentari colori che la normativa impone, ossia giallo e nero fluorescente o bianco e rosso fluorescente con paletti di delimitazione alti perlomeno 80 cm a contorno dell’ostacolo; a farlo è stato un privato o meglio una azienda che in barba alle Leggi sopra citate ed ai regolamenti, non vi ha mai apportato modifiche; W l’altruismo e la deontologia.

Ultima in lista una signora di 78 anni che qualche giorno fa, non vedendo giustamente le micidiali trappole e cadendoci sopra, ha riportato fratture esposte al femore, al ginocchio ed al braccio, per un totale di due interventi chirurgici, 60 giorni di ricovero ospedaliero tra Viterbo e Roma e la quasi certezza del non totale recupero degli arti.

Questa mia, per segnalare ulteriormente agli organi comunali competenti la pericolosità di un’opera che se ne infischia totalmente della pubblica incolumità.

Leonardo De Angeli

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