VITERBO – “Il segretario generale della Cgil Carlo D’Ubaldo e la segretaria provinciale dello Spi-Cgil Marisa Roberti chiedono un monitoraggio costante delle acque nelle zone della Tuscia dove il livello di arsenico non rientra ancora nei parametri di sicurezza stabiliti dall’Unione Europea.

 

In dieci comuni della Tuscia i valori limite per arsenico e fluoro non sono ancora rispettati. Si tratta di Ronciglione, Vetralla, Tuscania, Bagnoregio, Civitella D’Agliano, Bolsena Canepina, Canino, Corchiano e Sutri. In alcune zone sono ancora presenti i fluoruri come a Bagnoregio, Castel Sant’Elia, Fabrica di Roma, Farnese, Graffignano, Nepi, Sutri, Vetralla, Tuscania e Viterbo.

 

“L’emergenza non è ancora finita – affermano i segretari – la situazione sembra tornare lentamente alla normalità ma ci sono ancora diverse zone della Tuscia dove l’acqua non è ancora potabile. È necessario mantenere la massima attenzione sull’emergenza tenendo sotto controllo le aree della provincia dove l’acqua risulta essere ancora contaminata”.

 

La Cgil e la Spi-Cgil ribadisco la necessità di un forte e serio impegno da parte delle amministrazioni locali e degli enti preposti nel far tornare la situazione nella normalità.

 

“C’è confusione tra la gente, i cittadini non hanno la certezza di poter utilizzare l’acqua pubblica per i servizi di primaria necessità. Molti ancora usufruiscono del servizio offerto dalle casette ma anche qui la situazione è ambigua in quanto, di nuovo, manca un’adeguata informazione sulla loro manutenzione e quindi di conseguenza sulla sicurezza del servizio offerto”.

 

C’è dunque un po’ di amarezza e sconforto nell’osservare che, nonostante i tempi lunghissimi e i costi molto onerosi per i dearsenificatori, ci siano ancora livelli così elevati di arsenico, al limite dei valori imposti dagli organismi europei. Che la gestione delle acque non fosse cosa semplice nella nostra provincia è cosa nota, purtroppo non solo per questioni di conformazione fisica del nostro territorio.

 

“Siamo stati prigionieri, spesso ma per fortuna non ovunque, di logiche che poco hanno a che fare con una gestione oculata della cosa pubblica – concludono i segretari – il caso Talete è emblematico. Dopo aver vinto, con una grande partecipazione di cittadini di enorme valore politico, la battaglia sull’acqua pubblica, siamo stati ostaggio di gestioni al limite del clientelismo che hanno provocato situazioni critiche di bilancio, che verranno scaricate sui cittadini e che rischiano ora di consegnare al privato la gestione dell’acqua. L’acqua è un bene pubblico primario prezioso ed essenziale ed è dunque necessario, con la massima trasparenza, monitorare la situazione per tutelare gli interessi di tutti gli utenti del servizio idrico”.

 

Cgil Viterbo
Spi-Cgil Viterbo

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