Il colonnello Giuseppe Palma, il procuratore capo Paolo Auriemma e il pm Massimiliano Siddi

 

VITERBO – “Un sistema ben strutturato annientato da un’azione investigativa ottimamente svolta dai Carabinieri, bravi a capire le dinamiche del fenomeno e a porre in essere un’efficace azione di contrasto”. Con queste parole il procuratore capo Paolo Auriemma ha commentato, nella mattinata odierna, l’epilogo di una complessa attività d’indagine, condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Viterbo e coordinata dalla Procura della Repubblica di Viterbo, che ha permesso di smantellare un’associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio.

“L’inizio dell’indagine – si legge in una nota della procura – convenzionalmente denominata Cashier’s Check (assegno circolare), risale al mese di gennaio 2016, allorquando un uomo si presentava ai Carabinieri, esternando preoccupazioni per il figlio ventiquattrenne, il quale aveva eseguito operazioni sospette sul proprio conto corrente, effettuando anomali versamenti di assegni circolari. I preliminari accertamenti permettevano di stabilire che il giovane si era reso disponibile con un soggetto di Viterbo a versare sul proprio conto corrente assegni circolari, rubati e poi contraffatti.

Da qual momento le indagini si sviluppavano in maniera particolarmente celere attraverso approfonditi accertamenti presso uffici postali e istituti di credito, l’escussione di diverse persone informate sui fatti o indagate, l’analisi di traffici telefonici, il sequestro di numerosi titoli di credito, l’arresto di diverse persone e numerosi ed estenuanti servizi di pedinamento o osservazione.

Le indagini poste in essere dai Carabinieri hanno posto in luce l’esistenza di un’associazione a delinquere attiva nelle operazioni di reperimento e ripulitura di assegni di provenienza illecita – asportati dal circuito di Poste Italiane – e ciò al fine di porli all’incasso grazie all’apertura di conti correnti intestati a persone compiacenti, che incassavano le indebite somme di ciascun assegno a loro destinato per poi riversare ai correi diverse percentuali dell’importo in essi riportato. Più precisamente, il livello apicale dell’organizzazione, rappresentato da soggetti al momento rimasti ignoti, ricevevano da altri sodali le indicazioni dei nominativi di “prestanome” a cui intestare i suddetti assegni che venivano così modificati, attraverso sofisticate procedure, nell’indicazione del beneficiario.

I “prestanome” venivano reclutati dai referenti di zona e, dopo aver versato l’assegno circolare “clonato”, procedevano a prevelare in contanti l’importo del titolo di credito, trattenendo il 10% e consegnando la restante somma al referente di zona che, a sua volta, percepiva il 25%, versando l’importo restante ai vertici dell’associazione

Il collaudato sistema utilizzato dai sodali dell’associazione a delinquere ai fini del riciclaggio dei titoli di credito, asportati dal circuito di Poste Italiane, non cessava – a dimostrazione della forza del sodalizio stesso – neanche dopo le operazioni dei Carabinieri che, il 21 gennaio 2016, arrestavano, a Roma, nella flagranza del delitto di riciclaggio, quattro persone, trovate in possesso di numerosi assegni circolari provento di furto, sui quali erano state compiute operazioni tali da ostacolarne la provenienza delittuosa, e il 15 febbraio 2016, presso una sala giochi di Viterbo, portava all’arresto del referente per l’area viterbese per i delitti di lesioni e danneggiamento aggravato. Quest’ultimo episodio risultava particolarmente grave. Infatti, nel corso delle indagini, è emerso che una “prestanome” non aveva rispettato gli accordi con il referente ed aveva incassato l’importo degli assegni a lei consegnati senza corrispondere alcuna somma al predetto che, in ragione di ciò, dopo una serie di minacce telefoniche, rintracciava la donna, la colpiva violentemente al volto procurandole lesioni giudicate guaribili in 30 giorni e danneggiando pesantemente la sua autovettura”.

“La complessiva attività di indagine – ha sottolineato il colonnello Giuseppe Palma – ha consentito di accertare l’illecita negoziazione di 248 assegni, rubati e poi clonati, per un giro di affari di 323.487,34 euro”.

“Dall’esame svolto dai militari specializzati del Comando Carabinieri Antifalsificazione Monetaria – prosegue la nota della procura – è emerso che gli assegni asportati, venivano poi clonati con assoluta professionalità da parte degli appartenenti al sodalizio che impiegavano, ai fini dell’alterazione dei titoli, macchinari e strumenti di assoluta qualità, idonei a trarre in inganno gli operatori delle banche o delle Poste Italiane dove venivano presentati all’incasso.

Gli indagati, nell’ambito del procedimento penale sono 42 residenti nel Lazio e segnatamente nelle province di Viterbo (15) e Roma, e in Campania.

La gran parte dei soggetti sottoposti ai indagini è già nota alle Forze dell’Ordine per i suoi trascorsi giudiziari, alcuni dei quali riguardanti precedenti per delitti gravi quali associazione di stampo mafioso, traffico di droga, banda armata e associazione sovversiva.

A tutti gli indagati, a vari titolo, viene contestata l’ipotesi delittuosa di cui agli artt. 416 co. 1°, 2°, 3° e 5° e 648 bic.p., ovvero associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio, compendiata in 32 capi d’imputazione.

Il referente della zona viterbese dovrà rispondere anche dell’accusa di detenzione di sostanze stupefacenti, per aver spacciato anche sostanze stupefacenti a diversi soggetti.

Il G.I.P. del Tribunale di Viterbo, a seguito della richiesta del P.M. titolare delle indagini, Dott. Massimiliano Siddi, ha emesso 6 misure cautelari di cui 4 in carcere e 2 agli arresti domiciliari.

La Procura della Repubblica, invece, ha disposto la perquisizione presso le abitazioni di altri 18 indagati.

Da diverse ore oltre 100 militari del Comando Provinciale di Viterbo sono impegnati nelle provincie di Viterbo, Roma, Rieti e Napoli per l’esecuzione dei provvedimenti emessi dall’Autorità Giudiziaria”.

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