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VETRALLA – I Carabinieri della Stazione CC di Vetralla, coadiuvati da altri della Compagnia CC di Viterbo, nei giorni scorsi hanno tratto in arresto una coppia di stranieri per detenzione, ai fini di spaccio, di sostanza stupefacenti, segnatamente cocaina.

I militari, come riportato in un comunicato dell’Arma, nel quadro in un’attività info-investigativa, propria di un’azione penetrante di controllo del territorio, acquisivano la notizia di un trasporto di stupefacenti lungo la Strada Vetrallese.

Pertanto, veniva predisposto un servizio di controllo e osservazione, nel corso del quale veniva individuata un’utilitaria, a bordo della quale viaggiavano due persone, poi identificate in una persona di nazionalità albanese di 25 anni, residente a Vetralla, e in una persona di nazionalità rumena di 23 anni, residente a Viterbo.

I due – insospettitisi dal “lampeggiamento” dei veicoli che viaggiavano nell’opposto senso di marcia che, in maniera incosciente, segnalavano la presenza di una pattuglia dei carabinieri – si fermavano nei pressi di un’area boschiva e uno di loro, sceso dal mezzo, tentava di nascondere un involucro ed una scheda telefonica tra la vegetazione. Subito veniva raggiunto da un militare che, con non poche difficoltà, per la violenza opposta, riusciva ad immobilizzarlo.

L’involucro occultato veniva rinvenuto, accertando che all’interno vi erano 56 grammi di cocaina di ottimo grado di purezza dai quali, dopo un’operazione di “taglio”, si sarebbero potuti ricavare numerose dosi da commercializzare sul mercato vetrallese.

I due stranieri venivano arrestati e dopo aver trascorso una notte in camera di sicurezza della Compagnia di Viterbo, venivano condotti dinanzi al Giudice Monocratico del Tribunale di Viterbo che, dopo aver convalidato l’operato dei Carabinieri, applicava la misura degli arresti domiciliari all’uomo e rimetteva in libertà, anche grazie alla sua incensuratezza, la donna.

Uno di loro, durante le fasi del suo arresto, oltre a usare violenza nei confronti dei militari, li minacciava pesantemente, motivo per il quale gli veniva contestata anche l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale.

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