In un servizio appena andato in onda, Chi l’ha visto si occupa del caso delle buste esplosive.
I primi due episodi avevano riguardato la città di Roma e le destinatarie erano due donne, che lavoravano presso le Università di Tor Vergata e l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Le due buste indicavano come mittente amici di vecchia data delle donne.

In un primo momento si era seguita la pista di un attacco anarchico antimilitarista, che poteva colpire le due donne perché impegnate in progetti nell’ambito delle Università in partnership con la NATO.

I casi successivi riguardano, invece, uomini ed escono da Roma per arrivare a Palombara Sabina. La pista anarchica trova ancora conferma per uno dei due casi, che riguarda un avvocato che aveva difeso un militare delle SS condannato all’ergastolo.

Tuttavia, a sconvolgere la tesi degli inquirenti, sono i due ultimi casi che sono avvenuti nel viterbese (Fabrica di Roma e Ronciglione). Quello più grave a Fabrica di Roma: la donna è infatti rimasta ustionata a causa dell’esplosione della busta. Le vittime non sembrano più essere collegate o avere qualcosa in comune. Ciò che è certo è che si tratta di buste confezionate dalla stessa mano.

Buste esplosive recapitate al domicilio di donne e uomini, confezionate per cagionare lesioni ma non per uccidere. Attacchi che, tuttavia, non sono stati ancora rivendicati.

Ci si chiede, allora, che cosa stia succedendo. Siamo di fronte ad un maniaco o ad un soggetto che vuole diffondere paura? In totale si parla di 6 pacchi bomba, ma gli inquirenti credono che potrebbero essercene di altri. Si raccomanda la popolazione di non aprire buste gialle A4 contenenti una piccola scatola, ma di consegnarli alle autorità.