VITERBO – “Sono mesi ormai che le maestre della scuola materna della Pila accolgono i nostri figli con il cappotto; noi genitori, probabilmente, non ci rendiamo conto della rigida temperatura perché venendo da fuori, dove è molto freddo, non si ha la reale percezione della situazione. Di certo i nostri figli, perennemente colpiti da stati febbrili, tosse e raffreddore, se ne sono accorti: dentro la scuola si gela.

 

Alla fine ci siamo decisi ad investire qualche soldino per acquistare un bel termometro digitale che monìtori la temperatura e la tecnologia ha dato ragione alle maestre e ai bambini. All’interno della scuola, lunedì mattina alle 8.40, erano 13 gradi. Considerando che i termosifoni vengono accesi ogni mattina alle 6, ciò significa che anche dopo svariate ore la temperatura non era ancora salita.

 

Già l’anno scorso, a causa del freddo, la scuola aveva optato per l’istallazione di un termoconvettore che supportasse il riscaldamento tradizionale, peccato che tale apparecchio venga acceso per volere del comune contemporaneamente al riscaldamento a gas, dalle 6 alle 14, quando sarebbe molto più utile che se ne prevedesse l’accensione anche la notte, per evitare che la temperatura nelle classi scenda a tal punto che ci si trovi la mattina a dover lasciare i propri figli a scuola, anziché in una cella frigorifera. E pensare che sempre lunedì mattina, recatami presso gli uffici del comune di via Garbini a comprare i buoni pasto, ho realizzato che nel palazzo si sarebbe potuto lavorare in costume. I nostri figli al gelo e gli impiegati comunali alle Hawaii”.

 

Giada Quatela

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