VITERBO – Uno scenario altamente pericoloso; un nuvolo di macchine ferme con i lampeggiatori accesi per bloccare le due corsie velocissime della superstrada Viterbo-Vetralla, una animata caccia al fuggitivo, momenti di vero panico, urla e strategie improvvisate ed infine la agognata cattura.

No, scusatemi, non è una caccia ad un feroce attentatore, ma ciò che troppo spesso si verifica per le nostre strade a scorrimento veloce per catturare un cagnolino che zigzagando pericolosamente sulle autostrade, mette a rischio la sua vita e quella di molti automobilisti.

Ieri, Domenica grazie a tre ragazzi coraggiosi e determinati, all’interno della situazione sopra descritta è stata catturata una spinoncina di pochi anni che vagava spaventata tra le corsie.

Io ho avuto la fortuna di arrivare casualmente (e quindi purtroppo sprovvisto del mio fido rivelatore di microchip), dopo pochi secondi dalla cattura ed ho contribuito alla messa in sicurezza del cane, certo delle mie ormai consolidate conoscenze e metodologie.

Ma che! Oggi nella nostra città per salvare un cane occorre un puro miracolo di S. Gennaro.

Sono prontamente intervenute due volanti delle stradale e del 113 e della Polizia Stradale alle quali mi permetto di fare, non un grande, ma un grandissimo encomio per la professionalità e la sensibilità dimostrate, in quanto, non solo, hanno provveduto al traffico e si sono presi amorevole cura del cane, ma addirittura hanno regalato un vero guinzaglio, al posto del nostro improvvisato, per far si che la spinoncina non fuggisse di nuovo.

Le note dolenti, come di consueto, arrivano dalle nostre risorse: forse non tutti sanno che la nostra ditta di …..accalappiamento (parola che detesto) si trova, inspiegabilmente per i normali cervelli, a Tivoli, esattamente a 123 km da noi, dal nostro territorio, e quindi, la Polizia Locale, scaricata doverosamente ogni responsabilità, mi ha indirizzato verso questo fantomatico accalappiatore, che una volta contattato mi ha detto che non poteva essere sul posto (una corsia di emergenza di una strada a quattro corsie rettilinea dove le auto sfrecciano come quelle di F1), non prima di 2 ore.

Io ormai ci sono abituato, ma gli astanti si sono innervositi e così siamo riusciti a chiamare il veterinario reperibile; quest’ultimo una volta contattato si dichiarava disponibile ad arrivare non prima di 45 minuti dato che trovasi, altrettanto inspiegabilmente, nella lontana contea di Tuscania.

A questo punto con le auto che ci sfrecciavano a due centimetri e un cagnolino impaurito, impossibilitati dalla “legge” a rimuoverlo dal punto di ritrovo, ho provato a dichiararmi disponibile a trasportarlo io stesso presso un canile amico, ma no! Il nostro canile sanitario si trova, udite udite, a Fabrica di Roma, ossia 45 km di curve dal capoluogo. Sorvoliamo la pazzia umana, mi scuserete ma io non riesco più a comprenderla. Arriva finalmente un veterinario dopo 1 ora e mezza e ci dichiara di non sapere come procedere in quanto “SPROVVISTO DI LETTORE MICROCHIP” e non intenzionato a prendersi in cura il cane, tra l’altro claudicante. Un veterinario senza lettore??????? Scusatemi ma ho gia’ raggiunto il fondo.

Io , mi dichiaro colpevole di scorrettezza e di violazione manifesta, ma recupero ed ho sempre recuperato da anni centinaia di animali fuggiti e feriti per mezzo della mia ormai famosa Pandaambulanza, e grazie al mio semplicissimo lettore microchip e ad un registro di anagrafica canina un po traballante , restituisco il cane in meno di 10 minuti al legittimo proprietario, in barba alle pazzie amministrative. Al contrario la nostra macchina viterbese recupera i nostri animali per opera una ditta di Tivoli ad un prezzo decisamente stratosferico arriva dopo due ore, fa arrivare veterinari da Tuscania in un ora e li ricovera a Fabrica di Roma.

Calcolando che il recupero costa oro il veterinario idem ed il canile sanitario ci costa 35 euro al giorno per un periodo obbligato di 10 gg…… vi prego fatevi due conti. Scusate ma per legittima difesa cerebrale concludo qui il mio sfogo, per una situazione che si è conclusa bene(?) solo grazie agli agenti della Polstrada che hanno encomiabilmente imposto al veterinario di caricare il cane nella sua auto e portarlo in un rifugio “sicuro” scortandolo. La sorte del povero cagnolino ci è a tutt’ora sconosciuta e …. lascio a voi lettori ogni giudizio e ogni commento.

Leonardo De Angeli

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