Barbara Bianchi

 

VITERBO – Entra finalmente nel vivo il Maxi Processo Asl, che vede alla sbarra 29 imputati, tra persone fisiche e società, accusati, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta e concussione. Dopo mesi di rinvii, dovuti a cavilli burocratici, errori di notifica e scioperi delle toghe viterbesi, sono stati chiamati a deporre i primi cinque testimoni del processo.

Cuore del procedimento gli appalti milionari affidati dalla Cittadella della Salute viterbese a imprese locali e non. O create ad hoc per favorire persone di fiducia. Come il caso, secondo l’impostazione dell’accusa, dell’Associazione “Aureart. I mestieri dell’arte”, fondata formalmente il 25 luglio 2007, ma che comincia a prendere contatti con la Asl provinciale già dal 29 giugno precedente.

 

L’associazione sarebbe nata dalla volontà di creare laboratori espressivo-artistici per persone disabili, ed è la prima realtà di supporto all’attività sanitaria ad essere presa in esame dal Collegio di Giudici.

 

325.600 euro, il costo biennale del progetto che gravava direttamente sulle casse della Asl: parte dei soldi servivano per l’organizzazione delle attività, altri per il rimborso degli operatori. Tra tutti, i promotori dell’associazione Francesco e Giampaolo Marzetti e il suo Presidente Maria Giovanna Monti, moglie di Mauro Paoloni, consulente strategico del Direttore generale Giuseppe Aloisio, entrambi imputati nel processo.

 

L’attività di Aureart, fortemente gradita da quest’ultimo, nonché dal Direttore Sanitario Alessandro Compagnoni e da Renato Leoncini, Direttore dell’Unità organizzativa d’acquisto e vendita prestazioni sanitarie, procede indisturbata per tutto il biennio 2007/2009, con annuali fatturazioni dei compensi ricevuti dall’associazione, ma senza traccia alcuna di delibere ufficiali di natura economica, eccezion fatta per la prima datata giugno 2007.

 

Ma poi qualcosa si rompe. Una nota del 2 aprile 2009, inviata dalla Regione Lazio all’ex Direttore Aloisio, invita la Asl viterbese a non farsi carico di oneri impropri. “Vista la situazione di commissariamento della Regione e ancor più la stretta economica dovuta alla crisi, dovevamo avere l’assoluta certezza che ogni singolo euro elargito dalla Regione venisse usato per attività di vero carattere sanitario – ha spiegato il Direttore regionale per la programmazione sanitaria, il Dott. Giampaolo Grippa – e l’associazione non aveva tale caratteristiche: abbiamo così invitato i responsabili a trovare altri canali per finanziare Aureart e il suo operato.”. Finanziamenti non reperiti evidentemente, dal momento che, concluse le sovvenzioni regionali, l’attività dell’associazione si arresta.

 

La linea dei pm Tucci e D’Arma appare chiara: dimostrare, snocciolando una ad una le aziende ed associazioni coinvolte, come queste siano state scelte o create appositamente dagli imputati per favorire imprese o singoli soggetti a loro vicini. Il discorso riprenderà a fine mese, con l’ascolto di altri testimoni dell’accusa.

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