Barbara Bianchi

 

VITERBO – Prosegue il maxi processo Asl. Dopo l’udienza del 16 gennaio scorso, andata avanti fino al tardo pomeriggio, continua la sfilata dei testimoni davanti ai Giudici e ai Pubblici Ministeri.

 

Venerdì 30 è stato il turno delle impiegate dell’unità organizzativa VPS, responsabile, all’interno dell’azienda ospedaliera, di acquistare prestazione socio-sanitarie esterne, di stipulare convenzioni, stilare atti deliberativi e controllare le fatture dei pagamenti.

 

Sono proprio le tre dipendenti, oggi in pensione, a raccontare genesi e sviluppo del rapporto di collaborazione tra la Asl e l’associazione “AureArt. I mestieri dell’Arte”, che, basandosi sull’idea della terapia occupazionale, prevedeva la creazione di laboratori espressivi e artistici per disabili. A dirigere l’associazione, nel 2007, la moglie di Mauro Paoloni, consulente strategico dell’ex direttore generale Asl, Giuseppe Aloisio, entrambi imputati nel procedimento penale.

 

“Stilai io l’atto deliberativo riguardante la convenzione con l’associazione, lo scrissi sotto la guida del mio dirigente, il Dott. Renato Leoncini. Non conoscevo personalmente il progetto perché i miei compiti all’interno dell’ufficio erano altri – ha dichiarato una delle tre ex dipendenti Asl, Giuliana Mancuso – me ne occupai perché la collega deputata a farlo era assente per malattia e il dirigente aveva necessità di formalizzare l’atto.”.

 

La celerità era vitale. I tempi stringevano, infatti, se si voleva far rientrare il progetto nel consuntivo del secondo semestre 2007 e avere la certezza, quindi, di una copertura economica.

 

A puntare fortemente l’attenzione sull’iter burocratico della delibera, la difesa dell’ex dirigente generale Aloisio: le firme presenti sul documento sono molteplici e apposte cronologicamente dall’estensore dell’atto, dal responsabile della contabilità e bilancio, dal direttore amministrativo, dunque sanitario e solo infine dal direttore generale. A dimostrazione di come Aloisio rappresentasse solamente l’ultimo passaggio di un percorso ben più articolato.

 

Ma l’accusa non ci sta e punta dritto a svelare il carattere corruttivo del progetto.

 

“L’atto prevedeva finanziamenti semestrali destinati all’associazione per circa 60 mila euro” ha proseguito la teste Bastianini. Quasi la metà del costo totale delle collaborazioni tra Asl ed esterni, che, nel 2007, ammontava a 120.100 euro.

 

Un trattamento di favore non casuale, secondo i pm. Tucci e D’Arma. Le migliaia e migliaia di euro, destinate agli ideatori del progetto AureArt, rappresentavano, infatti, il prezzo da pagare per un posto di lavoro creato su misura per la moglie del consulente Mauro Paoloni, Giovanna Monti.

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