Nuovo orario bus Cotral, metodo poco chiaro sulla sua revisione

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Pietro Brigliozzi

 

MONTEFIASCONE – Sono diversi giorni che seguo quanto appare sui social network a proposito del nuovo orario varato dall’azienda Cotral e mi pare di aver compreso che esso ha scontentato la componente principale del trasporto pubblico cioè l’utenza nel suo insieme di essere viaggiatori, abbonati, viaggiatori occasionali, studenti ed in secondo tempo si sono uniti anche gli stessi autisti, anche se per questi va fatto un discorso a parte in quanto dipendenti dell’azienda, realtà diversa dalla clientela.

 

Come fondatore del primo comitato d’Italia, nel lontano millenovecentoottantatre prima, e come utente per ben quarantadue anni del pubblico trasporto, circa otto anni su gomma prima e gli altri su ferro poi, mi permetto umilmente, senza crocifiggere gli autori dell’attuale orario Cotral, mi permetto dire che l’Azienda o chi per essa, nel ristrutturare l’attuale orario, stando alle tante polemiche e critiche che ha suscitato, per cui tutto ciò sta a significare che esso corrisponde poco alle necessità dell’utenza, a mio avviso, senza la presunzione d’insegnare qualcosa a qualcuno, ha commesso diversi errori che intendo sviluppare per dare un piccolo ed umile contributo alla soluzione della crisi.

 

Partiamo dall’esperienza che è la maestra della vita. Ai miei tempi fu istituito dalla Regione Lazio, proprio perché le aziende di trasporto pubblico facevano orari a capocchio, la consulta dei pendolari del Lazio sotto il coordinamento dell’allora funzionario Spadavecchia; della consulta facevamo parte un rappresentante di tutti i gruppi pendolari del Lazio, eravamo circa una trentina, i rappresentanti delle aziende di trasporto, il delegato dell’Assessorato alla mobilità del Lazio. L’orario dei servizi da effettuare e le sue varianti si discutevano in quella sede con un verbale conclusivo sottoscritto da tutti. Ogni rappresentante portava le necessità della zona e del bacino di traffico che rappresentava. Si discuteva il tutto, in un coordinamento generale in base a necessità, possibilità delle aziende, interventi economici della Regione.

 

Oggi, credo, che la Regione Lazio, affidando ad una ditta esterna lo studio del nuovo orario, come sembra abbia fatto da quanto uscito sulla stampa, tutto ciò non è avvenuto; questo è un errore gravissimo poiché, fare le cose a tavolino, non conoscendo a pieno, con studi lunghi ed attenti sui bacini di traffico e ignorando quindi le necessità dell’utenza, è fortemente fuori realtà; come pure, in secondo luogo, è fortemente deviante ascoltare suggerimenti dei soli membri d’azienda che, spesso, tendono a formulare orari secondo i turni di lavoro nell’ottica di renderli sempre meno gravosi e più favorevoli o addirittura in contrapposizione alle altre aziende. Il trasporto pubblico, specialmente quello locale, poiché vi è un solo ente che paga, la Regione, deve essere coordinato ed integrato, senza concorrenza tra i vari vettori come spesso accade. Risparmiare e servire è intelligenza, servire senza risparmio non è concipibile come pure non si il capisce risparmiare senza servire.

 

Il concetto dell’orario senza conoscenza dei bacini di traffico si deduce dal fatto che, al Kmetro ottantasei della regionale Cassia, punto della mia osservazione sul traffico da oltre un’anno, si registrano passare, a differenza di qualche mese fa, quando vi era il vecchio orario, molti bus con la scritta Fuori Servizio. Questa è un grosso errore: i bus effettuano ugualmente kmetri di strada, consumano ugualmente carburante, accumulano ugualmente l’usura di cartello, gli autisti sono ugualmente impegnati. La corsa fuori servizio, che è stata sempre evitata, è solo remissione ed una scelta totalmente anti economica. E’ meglio portare un solo viaggiatore che nessuno. Il non averle evitate testimonia la stesura di un orario realizzato con poca conoscenza dei bacini di traffico.

 

La questione delle percorrenze, altra lacuna. Le percorrenza rigide e standardizzate dei bus non si possono fare per motivi oggettivi. Il bus non è un treno che corre su strade ferrate libere; il bus, sulla strada, incappa in mezzi pesanti industriali, incappa in trattori agricoli, incappa il situazioni locali che ne rallentano la corsa, può incappare in incidenti, incappa in auto in sosta nelle prossimità e nei centri abitati, incappa nelle limitazioni di velocità, negli autovelox, nei semafori sempre più presenti, è condizionato dalle situazioni atmosferiche; l’orario deve essere certo in origine della corsa ma non è possibile garantirlo nelle fermate lungo strada quindi molto meno in arrivo per cui diventa orientativo e qui si innesta tutto il problema dell’interruzione di carico nelle coincidenze che hanno necessità d’intervalli non troppo stretti.

 

Altro problema sta nel fatto che non si sia stabilità una rete primaria ed una rete secondaria, una rete portante ed una rete di confluenza in essa dei servizi bus. Le necessità di in capoluogo di provincia non sono le stesse di un paesino periferico; anche le esigenze dei paesi non sono tutte uguali, dipendono dalla loro posizione geografica, dal numero degli abitanti, dall’importanza che hanno sul territorio e nel bacino di traffico nel quale insistono. Per realizzare relazioni di servizio utili, economiche e valide è necessario studiare le esigenze dei cittadini e dei paesi a seconda del loro status. I soli presupposti di tavolino non valgono per tutti, non rispondono alle esigenze di tutti, anzi avulsi dalle realtà di fatto, spesso, sono cattivi consiglieri.

 

No si deve poi dimenticare la classificazione e le esigenze delle fasce orarie di servizio. Fasce primarie e secondarie dettate dal flusso degli spostamenti della gente; certo a centro giornata non vi è lo stesso flusso del mattino, come pure nel primo pomeriggio non vi è lo stesso flusso del tardo pomeriggio e prima serata.

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