Barbara Bianchi

 

VITERBO – Tre mesi di serrata attività sul territorio. Un’indagine profonda del nucleo investigativo dei Carabinieri di Viterbo e Montefiascone, sotto la guida della Procura della Repubblica, che ha permesso l’arresto di 25 uomini, il fermo di altrettanti giovani e ben 13 perquisizioni.

 

Questi i numeri dell’operazione “Fai da te”, che, nella mattinata di venerdì 29 maggio si è conclusa, a Tuscania, con l’arresto dell’ultimo uomo, dapprima resosi irreperibile. Le indagini, scattate ad ottobre 2014, a seguito di numerosi furti a pompe di benzina locali, hanno consentito l’arresto della “Banda del frullino”: 17 giovani, di età compresa tra i 19 e i 30 anni, che ‘armati’ di seghe elettriche, smerigliatori, prolunghe, parrucche e nasi finti, per mesi hanno compiuto furti alle colonne dei self-service di distributori del territorio. Per 6 di loro l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al furto.

 

foto arrestati

 

“Una banda ‘multietnica’, formata da albanesi, rumeni, moldavi e italiani – ha sottolineato il Colonnello Conte – con base in un magazzino tra Viterbo e Montefiascone. È lì che si incontravano prima di mettere a segno il colpo e dove poi si riunivano a furto concluso.”.

 

Operativi soprattutto nelle notti tra la domenica e il lunedì, i 17 giovani, a cui vanno sommati gli otto arrestati in flagranza di reato durante i mesi di indagini, hanno permesso l’ampliamento dell’indagine anche ad una fitta rete di spacciatori, a loro correlata. La banda rubava, comprava e dunque spacciava. A far da tramite con la realtà locale, decine di giovani, tra cui molti minorenni, inizialmente sconosciuti alle autorità locali. Minorenni che facilitavano la compravendita di droghe leggere fuori alcuni dei più importanti plessi scolastici del viterbese.

 

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“Hashish e marijuana entravano così nelle scuole, attraverso l’aiuto di adolescenti – ha spiegato il Capitano Martufi – nelle 13 perquisizioni eseguite abbiamo trovato oltre 50 pacchetti di droga pronti per la vendita.”. Da spacciare nelle centralissime piazze della città.

 

“Nonostante la gravissima piaga sociale emersa dalle indagini e dai successivi arresti – ha concluso il Pm Siddi – dobbiamo sottolineare il carattere sano del tessuto sociale: le famiglie dei giovani coinvolti hanno collaborato, senza nascondersi nel silenzio e nell’omertà.”.

 

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