Barbara Bianchi

 

VITERBO – AureArt. Ancora. Il laboratorio artistico per ragazzi disabili fondato dalla moglie di Paoloni, Giovanna Monti, dai fratelli Marzetti e da Regula Zighi, è ancora una volta sotto la lente dell’accusa nel maxi processo Asl. A parlare in aula, tre testimoni, che, nel periodo 2007-2009, entrarono in contatto con l’associazione, in qualità di medici e terapisti della Asl di Viterbo. Che AureArt fosse una realtà nobile, con scopi altrettanto alti, trapela in ogni singola udienza: “Quando il laboratorio a Montefiascone fu chiuso, scattò immediata la reazione dei genitori – ricorda in aula una fisioterapista del distretto Vt1 – venne organizzata una manifestazione e firmata una petizione. Di attività a sostegno della terapia riabilitativa purtroppo nelle nostre zone c’è carenza.”. AureArt rappresentava una fantastica eccezione. “E andava mantenuta.”.

 

Ma di soldi dalla Regione, dal 2009, neanche più l’ombra e così il laboratorio chiuse i battenti. La nota del 2 aprile di quello stesso anno, indirizzata all’ex direttore generale Asl Aloisio, parlava chiaro: per problemi di ordine economico, non si poteva più gravare l’Azienda sanitaria locale di oneri impropri. Qualsiasi attività che non avesse avuto carattere sanitario-assistenziale non avrebbe più ricevuto finanziamenti. Tra queste AureArt.

 

Un no dalla Regione che arriva dopo poco meno di un mese dalla proroga del servizio, firmata il 5 marzo 2009. Una stangata improvvisa e inaspettata. “In quella stessa data, il 9 marzo, firmai la lettera per l’inserimento di nuovi ragazzi nelle attività del laboratorio ricreativo. Tutto venne fatto in fretta e furia perché quel giorno scadeva il termine ultimo “, sottolinea il medico psichiatra, in servizio presso la Asl di Viterbo, che si ritrovò a firmare la nota nonostante non fosse il dirigente del CSM, “Ero l’unico medico presente e non era possibile aspettare l’indomani.”. La nota andava scritta e inviata immediatamente. Circostanza, questa, confermata anche dall’assistente sociale presente: “Il Dott. Piermattei, responsabile del distretto di Montefiascone, mi telefonò e ordinò di scrivere la lettera in quello stesso momento. Lo facemmo e la consegnammo.”. Alla prossima udienza, fissata per i primi di marzo, verrà ascoltato lo stesso Piermattei. Avrà così l’occasione di spiegare il perché di tanta fretta.

Commenta con il tuo account Facebook
Print Friendly, PDF & Email