ORTE – I Carabinieri di Orte, unitamente a quelli dell’Aliquota Radiomobile, coordinati dalla Compagnia CC di Civita Castellana, alle ore 15 circa di ieri 17 luglio, hanno messo fine alla fuga di un latitante italiano che, nella stessa mattinata, aveva consumato, unitamente ad un complice, una rapina “a mano armata” in una banca di Cesenatico (FC).
Questi i fatti ricostruiti, secondo quanto riportato in un comunicato dell’Arma, dai militari della Compagnia civitonica: alle ore 10.30 circa di ieri, due individui, a volto scoperto ed armati di una pistola, si introducevano all’interno della UBI – Banca Popolare di Ancona, filiale di Cesenatico e sotto la minaccia dell’arma, si impossessavano del denaro custodito in cassa, ammontante a diverse migliaia di euro. Dopo la rapina, i due malviventi si dividevano ed uno di loro si dava alla fuga, utilizzando lo stratagemma di salire a bordo di un taxi ed allontanarsi dal luogo del delitto, pensando così di poter evitare i controlli posti in essere dalla Forze di Polizia.

Atteso che la direzione di fuga del taxi era in direzione sud della E/45, la Compagnia CC di Civita Castellana, in contatto costante con quella di Cesenatico, predisponeva uno “sbarramento” al casello di Orte e tale intuizione risultava risolutiva per bloccare la fuga del rapinatore che, come accertato successivamente, già aveva pianificato in ogni dettaglio, prenotando la corsa del taxi fino a Napoli.

L’uomo, incappato nella rete dei controlli dei Carabinieri di Orte, veniva identificato come un pregiudicato di origini milanesi, già ricercato dallo scorso mese di maggio, dovendo scontare la pena di quasi 12 anni di reclusione a seguito di condanna, per delitti contro il patrimonio, da parte della Corte di Appello di Brescia.

L’uomo, inoltre, sottoposto a perquisizione nel corso della quale veniva rinvenuto parte del bottino, ammontante a poco meno di 9.000 euro in contanti, gli indumenti utilizzati e la pistola, risultata giocattolo, utilizzati per la rapina.

L’arrestato, dopo le formalità di rito, è stato tradotto presso casa circondariale “Mammagialla” di Viterbo, su disposizione dell’autorità giudiziaria.

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