Barbara Bianchi

 

VITERBO – “Mamma come faccio ad uscire da qui?”. Una richiesta d’aiuto, un grido straziante, che diviene ancora più mostruoso se a pronunciarlo è una ragazza di 23 anni, diversamente abile, strappata ingiustamente ai propri affetti, alla propria vita, alla propria libertà.

 

Il suo nome è Francesca Mastrolonardo, originaria di Napoli, ma residente, ormai da anni, a Tuscania. E la sua storia ha dell’inverosimile. A raccontarla l’avvocato Enrico Mezzetti e la madre Laura, l’uno con voce incredula, l’altra con gli occhi gonfi di lacrime.

 

“Da quasi un mese nessuno ha più notizie. Non si sa se le stiano somministrando farmaci, non si sta se stia proseguendo il percorso riabilitativo. La famiglia, tutta, è stata interdetta. E, ad eccezione di due chiamate successive al ricovero, nessuno ha più potuto contattarla”. Non si sa se Francesca stia bene, quanto sia traumatizzata. Se stia piangendo per la mancanza della mamma, o dei suoi amici. E non perché la ragazza sia scappata di casa. Né tantomeno perché si sia allontanata volontariamente. Francesca, lo scorso 27 marzo, per decisione del Tribunale di Viterbo, è stata accompagnata, contro la propria volontà, in una casa famiglia di Narni. Una scena drammatica e scioccante, a detta dei Carabinieri che hanno provveduto al suo trasferimento. “Francesca era stordita, ha cominciato a piangere. Non ha avuto il tempo di portare con sé nessuna delle sue cose.”.

 

Epilogo tragico di una vicenda assurda e a tratti paradossale. Paradossale sì, perché se si va alla ricerca delle motivazioni della decisione, emergono particolari inquietanti. Da una parte i servizi sociali che, nelle loro relazioni periodiche, hanno sempre espresso perplessità sull’allontanamento della ragazza, auspicando per lei, un aiuto domiciliare e sottolineando quanto la madre seguisse con amore e cura lo sviluppo della figlia. Dall’altra il Giudice tutelare, che, inconcepibilmente, ha optato per la strada opposta. Quella dell’allontanamento.

 

“La madre non può essere responsabile del percorso riabilitativo della propria figlia, che appare vessata e schiacciata”, sottolinea l’avvocato Mezzetti, leggendo le motivazioni presenti nel decreto. Ma non solo . I rapporti tesi tra i genitori divorziati le impedirebbero di vivere una vita serena.

 

“Come se, sola, a 70 chilometri di distanza Francesca stesse meglio.”, si lascia andare la madre “lei qui aveva una vita, un’indipendenza conquistata con fatica e grande impegno: seguiva corsi di ippoterapia, partecipava a lezioni d’arte al centro giovanile di Tuscania, aveva un punto vendita nel mercatino rionale del paese. Adesso non c’è più niente. Il suo percorso riabilitativo è stato traumaticamente interrotto da istituzioni negligenti e disinformate. ”.

 

L’imperativo ora è uno: riportare a casa Francesca. “Non si possono aspettare i tempi della giustizia italiana, rivoglio mia figlia, adesso.”

 

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