MONTEFIASCONE – Questa mattina, durante la fase di svuotamento degli appositi secchioni della raccolta differenziata, all’interno del civico cimitero, il custode ha trovato vari sacchetti da surgelatore pieni di carne, non si sa di quale tipo e provenienza.
Va tenuto presente che nel cimitero di Montefiascone, il consigliere delegato, A. Merlo, da diversi mesi, in armonia con l’ex assessore ai rifiuti solidi urbani C. Roscani, aveva iniziato la sostituzione dei vecchi cassonetti in ferro, tra l’altro molto dissestati, arrugginiti e sconnessi, con i più moderni in plastica, forniti dalla società Viterbo Ambiente, dando così il via alla raccolta differenziata anche all’interno del cimitero.

La consegna dei nuovi era scadenzata in varie fasi, per cui, ora, si è in attesa dell’ultima fornitura per il completamento dell’opera; fornitura che il nuovo assessore R. Chiatti, che ha preso le deleghe delle Roscani, ha garantito verrà effettuata in breve tempo.

Visto che i mezzi per la raccolta dei rifiuti, attualmente in dotazione dei custodi, non sono provvisti degli specifici apparati per lo svuotamento automatico dei secchioni, i custodi, quotidianamente, sono costretti a fare tale operazione manualmente tra mille difficoltà di vario genere.

Questa mattina nello svuotare un secchione, il custode vi ha trovato diverse confezioni in plastica pieni di carne.

Tutto ciò è veramente assurdo, certo non sono i defunti a depositare carne più o meno avariata nei contenitori ed allora sono i vivi appartenenti a due categorie: frequentatori del cimitero che approfittano della vista ai propri cari per depositare rifiuti alimentari o incivili maleducati esterni che spesso entrano con le proprie auto e sfruttano i contenitori del cimitero per consegnarvi gli avanzi deteriorati del proprio congelatore.

Nelle suddette bustine vi era di tutto, dalle zampe delle galline al fegato di animali più grandi come, probabilmente, cinghiale o maiale. Un gesto di pessimo gusto e frutto di vile comportamento, in considerazione che in Montefiascone si fa la differenziata e tale materiale deteriorato si può benissimo consegnare nell’organico.

Con l’occasione è bene precisare quanto annunciato da persona poco informata dei fatti su qualche organo di informazione: nei giorni scorsi si parlava di siringhe apostrofate come mezzi di droga, ma in realtà erano siringhe di resina usate per applicare le lettere sulle lapidi delle tombe, inavvertitamente lasciate dagli operatori tecnici che avevano eseguito questo lavoro con il benestare di uno dei custodi, quindi nulla di strano ne di eclatante, anche se la cosa, comunque, resta insolita. Tra il portarle via ed il dire che erano siringhe per droga li abbandonate, ce ne corre.

Pietro Brigliozzi