Barbara Bianchi

 

VITERBO – Una situazione insostenibile. Un clima di terrore e despotismo. In cui vivevano sereni solamente coloro che assecondavano e non ostacolavano l’agire della direzione generale. Per gli altri: trasferimenti, minacce e licenziamenti.

 

Questa la situazione nella Asl viterbese nell’era Aloisio. Almeno secondo le testimonianze di chi, l’ospedale, lo viveva dall’interno: responsabili del bilancio, del servizio risorse umane, dirigenti tecnici e sindacalisti.

 

“Il rapporto tra il direttore generale Aloisio e il suo consulente strategico Paoloni era strettissimo, sembravano vivere in simbiosi– spiega, in aula, il responsabile della gestione del personale – purtroppo non era lo stesso con gli altri membri del consiglio: Aloisio consultava il collegio, ma poi decideva sempre di sua iniziativa.”. E non poco contava il parere del consulente Paoloni, il cui ascendente sul direttore generale non passava di certo inosservato. Come nel momento in cui “ fece in modo che Aloisio nominasse, per un incarico, un suo conoscente. Un dottore che non aveva neppure i requisiti necessari. In cambio avrebbe ottenuto una cattedra d’insegnamento a Roma”, sottolinea un secondo testimone.

 

Posti di rilievo e nomine importanti a conoscenti e personaggi di riguardo. Per coloro che tentavano di denunciare le scorrettezze, ben altro destino.

 

“Arrivai alla Asl di Viterbo nell’ottobre del 2005: fui chiamata da Paoloni dapprima per dirigere gli affari generali, poi il bilancio – spiega la Dott.ssa Di Giulio – ma da subito mi resi conto che non ci sarebbe potuta essere alcuna collaborazione. Screzi e scontri su ogni fronte. Aloisio continuava a ripetermi che avrei dovuto andare d’accordo con il suo consulente. D’altronde dovevo a lui il posto che ricoprivo.”.

 

Un ruolo dirigenziale in cambio di fedeltà e accondiscendenza. Senza far i conti, però, con la personalità forte e combattiva della Dottoressa: “Divenni presidente della commissione per l’assegnazione di un contratto a tempo indeterminato all’interno della Asl – prosegue la stessa – la sera prima del concorso mi chiamò Aloisio dicendomi il nome di colei che avrebbe dovuto vincere. Ovviamente mi rifiutai. Mi minacciarono e aggredirono verbalmente. Decisi di abbandonare il mio incarico prima della scadenza del contratto. Sono passati tanti anni, ricordo ancora quello che Paoloni mi disse: ‘Sei un cane che non riconosce il padrone’.”.

 

Evidentemente dura da digerire, quando qualcosa sfuggiva al loro controllo.

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