VITERBO – Il dramma di una madre cardiopatica e di sua figlia, disabile, impotente di fronte alle ristrettezze economiche e alla perentorietà della legge.

Questo è quanto sta accadendo in queste ore a Viterbo, quartiere Carmine, dove oggi, alle ore 12, le due donne di cui sopra subiranno un sfratto esecutivo per morosità.

“Vivo con una pensione di reversibilità di 500 euro – spiega la donna -, mentre mia figlia, di 35 anni, riceve una pensione civile di 290 euro. La sua è una disabilità permanente al 100% che la costringe a vivere con la bombola di ossigeno in casa e con l’accompagno; numerosi i problemi che la affliggono tra cui il diabete e l’ipertensione polmonare arteriosa. Una malattia, questa, che teniamo sotto controllo recandoci costantemente al Sant’Andrea di Roma, poiché qui a Viterbo non sono in grado di curarla. Oltre a ciò mia figlia cammina grazie a uno scooter elettrico che la aiuta a non sforzarsi troppo.

Il suo stato di salute è delicato, così come il mio, essendo io cardiopatica. Nonostante questo quadro il giudice non ha concesso la sospensiva, fissando un’udienza per il 20 marzo prossimo.

Il problema è che da oggi alle 12, dopo lo sfratto esecutivo per morosità, io e mia figlia saremo in mezzo a una strada. Non ho infatti nessuno che mi possa aiutare nelle vicinanze. Mi avevano assegnato una casa a San Martino, ma essendo inadatta per le attuali condizioni fisiche di mia figlia non abbiamo potuto accettarla.

Fino ad oggi abbiamo tirato la cinghia con dignità, nonostante le tante spese da fronteggiare per far star bene mia figlia. Ci sono medicine da comprare, benzina da pagare per poterci spostare, cibi specifici da acquistare, nonché consistenti bollette del gas da pagare, dovendo mia figlia essere tenuta al caldo per evitare raffreddamenti che possano crearle problemi a livello polmonare.

Eppure, di aiuti concreti non è ne ho avuti da nessuno se non dagli amici più stretti. Le istituzioni sono rimaste sorde ai nostri appelli. Spero che il medico legale, che sarà oggi presente allo sfratto, si renda conto della situazione.

Ad ogni modo, alla luce di quanto sta accadendo, ci sentiamo trattate alla stregua di due malviventi e questo, a mio avviso, non è giusto. Avevamo già ricevuto un sfratto, ma il giudice ci fece poi rientrare in casa. A questo punto mi auguro che qualcuno si metta una mano sulla coscienza e faccia cambiare lo stato delle cose”.

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