Barbara Bianchi

 

VITERBO – Una velocità di approvazione inusuale, un iter burocratico diverso dalla normale prassi e un interessamento straordinario da parte dell’ex direttore generale Aloisio. Così l’associazione “AureArt. I mestieri dell’arte” si sarebbe fatta spazio nella Asl viterbese, dapprima coinvolgendo il solo distretto di Montefiascone e successivamente, dal dicembre 2007, anche altre unità, quali il centro di salute mentale e la neuropsichiatria infantile.

 

L’associazione in questione, da tempo ormai al centro delle udienze del maxi processo asl, prevedeva la realizzazione di laboratori artistici per disabili, sposando la tecnica della terapia occupazionale. Nulla di più nobile. Se non fosse che a ricoprire il ruolo di presidente dell’associazione era la moglie del consulente strategico di Aloisio e che i finanziamenti per tale progetto ammontavano a cifre di gran lunga superiori alla somma totale dei soldi spesi per tutte le altre attività di supporto alla clinica (162.800 euro destinati ad Aureart a fronte dei 120.000 totali per tutte le altre realtà).

 

“Nei corridoi cominciarono a circolare voci, la gente parla, tira le somme di quanto vede” dichiara in aula il responsabile della medicina convenzionale e del Cup di Viterbo. L’interesse verso AureArt c’era. Ed era sotto gli occhi di tutti. Ma non solo: il trattamento di favore avrebbe riguardato anche l’iter burocratico delle pratiche. La delibera di proroga di un’attività, che normalmente sarebbe spedita via mail al direttore generale dell’azienda per l’approvazione, questa volta gli sarebbe stata consegnata a mano dal direttore dell’unità operativa, il dott.Leoncini. “Dopo l’incontro tra i due – prosegue lo stesso – ho dovuto apportare delle modifiche al documento: la proroga per un anno non sarebbe più costata 144 mila euro, ma 162.800. Non sentenziai, ma tutto questo ‘sali e scendi’ di documenti non era normale.”.

 

Così come inusuali appaiono i pareri sulla richiesta di proroga del progetto, a firma del direttore del distretto di Montefiascone, dott. Giuseppe Piermattei. Al primo, datato 14 gennaio 2009, fece seguito un secondo, il 5 marzo, cui l’accusa non riesce a dare un senso.

 

“Mi fu chiesto un parere integrativo in cui avrei dovuto esprimermi in termini economici sull’attività dell’associazione– spiega Piermattei – non potevo farlo: non solo ciò esulava dalle mie competenze, ma mi si chiese ripetutamente di parlare di cose di cui non ero a conoscenza.”. Ripetutamente, quindi, ma senza subire pressioni dalla dirigenza. Almeno a quanto riferisce in aula. Ben diversa la versione durante gli interrogatori: le sollecitazioni c’erano. Eccome. Pressioni finalizzate “a redigere pareri tali da favorire la direzione generale nella proroga dell’attività Aureart”. Ma in aula non ricorda e riduce tutto ad una sola battuta dal carattere minaccioso: “Leoncini mi disse: ‘Che Aloisio deve chiedere il parere al Dott. Leonardi?’ Come ad intendere che mi avrebbe tolto la carica di dirigente distrettuale. Ma io ero tranquillo, sapevo che la normativa non lo permetteva”.

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