Effetto devastante della pandemia sull’economia e sulle imprese. Drammatiche le parole del Procuratore di Viterbo Paolo Auriemma, del sostituto Adragna, del comandante provinciale dei Carabinieri Antonazzo ed dei suoi due collaboratori del settore investigativo Ten.Col Egidi e Ten Col Trombetta, nel descrivere il fenomeno usura che ha portato all’arresto di cinque personaggi (quattro italiani ed un albanese).

Chi cade nel tranello dell’usura non deve aspettare ma rivolgersi alle forze di polizia subito. Il G.I.P. del Tribunale di Viterbo, dopo aver esaminato la richiesta della Procura della Repubblica di Viterbo (250 pagine di relazione dettagliata), ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i primi tre indagati e di arresti domiciliari per gli altri due.

Dalle prime ore dell’alba, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Viterbo, con il supporto dei militari delle Compagnie CC di Viterbo, Terni e Orvieto, su delega della Procura della Repubblica di Viterbo, sono impegnati, nelle province di Viterbo e Terni, per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, indagate, a vario titolo, dei delitti pluriaggravati di usura e tentata estorsione in danno di una coppia di imprenditori viterbesi.

Usura e estorsione a Viterbo

Le indagini sono partite lo scorso mese di ottobre, quando un’imprenditrice nel campo della ristorazione e della vendita di prodotti ittici, esasperata per le intimidazioni subite, si è rivolta alla Procura della Repubblica di Viterbo, denunciando di essere vittima, insieme al compagno, dei delitti di usura e tentativi di estorsione, posti in essere da un gruppo di soggetti, italiani e stranieri, residenti tra le province di Viterbo e Terni.

I primi accertamenti del Nucleo Investigativo con il coordinamento della Procura della Repubblica, hanno permesso di stabilire che, da lungo tempo, l’imprenditore (compagno della denunciante), per far fronte alle sue gravi difficoltà economiche, derivanti non solo da negative vicende aziendali ma anche da problemi personali, si era rivolto ad un gruppo di soggetti ai quali aveva chiesto di finanziare alcune sue iniziative imprenditoriali per le quali si ipotizzavano lauti guadagni.

I finanziatori, nel cui codice comportamentale non era contemplato il cosiddetto rischio d’impresa, si consorziavano fornendo liquidità all’imprenditore e pretendendo, in ogni caso, la restituzione delle somme di denaro date in prestito, maggiorate di interessi esorbitanti.

A titolo di esemplificazione, per un prestito di 45.000 euro, in sette giorni l’usurato ha dovuto restituire ben 60.000 euro, oppure per un altro prestito di 90.000, nel giro di poche settimane è stata intimata la corresponsione di oltre 230.000 euro.

Usura e estorsione a Viterbo

La vittima, per diverso tempo, ha fatto fronte alle richieste usurarie, facendo ricorso ad altri prestiti, cadendo così in una strozzante voragine debitoria. Poi quando non hanno potuto più far fronte alle richieste si sono visti sottrarre una Mercedes.

La decisione di rivolgersi alle Autorità è maturata quando le richieste usurarie sono state accompagnate da gravi intimidazioni, sfociate in minacce di morte o di violenza sessuale nei confronti non solo delle vittime ma anche dei familiari, in aggressioni fisiche nel luogo di lavoro, nella sottrazione di autovetture ed altro.

I Carabinieri con intercettazioni telefoniche e ambientali sono riusciti a scongiurare un progetto di aggressione fisica ideato nei confronti delle vittime agli inizi del mese di gennaio.

Gli indagati sono una coppia di Italiani residente a Viterbo, un altro Italiano residente a Soriano nel Cimino, un Italiano residente a Castel Giorgio (TR) ed un Albanese residente a Terni.