Viene segnalato che nella giornata di ieri, il personale di polizia penitenziaria ha subito un’aggressione fortunatamente bloccata da parte di un detenuto straniero con problemi psichiatrici già segnalati, dopo che quest’ultimo si tendeva ad accompagnarlo al passeggio per l’ora d’aria.

Un soggetto che già dal suo arrivo da circa un mese da altro istituto aveva manifestato disturbi della persona per la quale avrebbe dimostrato la sua aggressività nei confronti della Polizia Penitenziaria, con altrettanti tentativi aggressivi ogni qualvolta si tenta di aprire la sua stanza di pernottamento per potergli permettere le ore d’aria previste dal regolamento penitenziario.

Tale comportamento lo porta a sbattere continuamente i propri suppellettili e le porte della stanza di pernottamento, ubicato ed isolato per motivi di preservare la sua incolumità da altri detenuti perché avrebbero manifestato contrarietà a tale comportamento.
Il rumore assordante per il suo continuo sbattere, comporta anche difficoltà all’attività di vigilanza del personale della sezione detentiva che sembra durare anche 24 ore.

Una situazione che comunque non è unica alla CC. VITERBO, dove altri soggetti con problematiche simili o atteggiamenti dovuti a una condotta detentiva non rispettosa dei regolamenti penitenziari presenta atteggiamenti minacciose nei confronti del personale di Polizia Penitenziaria, con eloquenti indicazioni anche di tagliare la gola.

In tutti i casi di quanto sopra che sono tanti, la Polizia Penitenziaria sta svolgendo il suo lavoro in pieno rispetto del regolamento penitenziario, pur essendo ridotto in un organico insufficiente per carenza ad aprire le stanze di pernottamento e i vari posti di servizio, garantire le oltre 100 videochiamate è colloqui visivi giornalieri, gestire le situazioni di grave difficoltà che rappresentano i tanti ristretti con vari problemi di cui legati alla loro tossicodipendenza ecc.

Per quanto riguarda i soggetti psichiatrici segnalati, in attesa di collocamento in strutture idonee che dovrebbero essere le REMS e reparti detentivi con la gestione psichiatrica, servono regole di servizio che non mettano a rischio l’incolumità del personale di Polizia Penitenziaria che non ha la giusta competenza di merito a gestire soggetti con tali problemi.

USPP ha illustrato il fatto ultimo di Viterbo ma altri casi simili si manifestano in più istituti della Regione Lazio, sulla quale sarebbe opportuno che l’Amministrazione Penitenziaria si attivi a fornire disposizioni tali per gestire situazioni che non dovrebbero essere di competenza della Polizia Penitenziaria, ma bensì di strutture sanitarie adeguate alla gestione di soggetti psichiatrici come avviene per le sedi di Velletri e la Casa di reclusione di Rebibbia uniche strutture presenti nella regione dove destinare detenuti con questi problemi.

Dopo tutto le aggressioni sono triplicate in sede nazionale negli ultimi cinque anni, da soggetti che in molti casi nemmeno sono psichiatrici solo perché possono oziare nelle sezioni per circa otto ore al giorno, gestendo traffici interni di psicofarmaci, distillati artigianali, telefonini ed anche droghe che attraverso i pacchi riescono ad eludere il controllo occultando le stesse in modi più ingegnosi per motivi incomprensibili sembra che l’uso dei cani antidroga della Polizia Penitenziaria non siano di possibile utilizzo quando nella regione Lazio il nucleo cinofili esiste da circa 20 anni.

Il carcere sta diventando terra di nessuno e questo sembra non rappresentare il vero problema, se non garantire solo i diritti dei detenuti senza che molti di loro alla fine rispettino i doveri di civile convivenza anche se sottoposti alla detenzione in carcere.
USPP Lazio dice “basta” e chiede con urgenza interventi seri al fine di permettere al personale di tornare a casa indenne da una gestione approssimativa del sistema carcere da parte dell’amministrazione.