Viterbo e la Tuscia continuano a prendere colpi sul fronte turismo. Nonostante le ricchezze paesaggistiche, le bellezze architettoniche e la storia che il nostro territorio conserva nei secoli, la Tuscia non sembra essere ancora tra le mete must di turisti italiani e stranieri.

Dato che emerge da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, secondo la quale sarebbero in calo le imprese nel Viterbese nel settore dei souvenir: nel 2018, 94 erano le imprese localizzate nella provincia di Viterbo, che scendono a 86 nel 2019. Un calo del 7,4%, seguito, nel Lazio, da Latina (-4,9%) e Frosinone (-4,3%).  
Aumentano, invece, i negozi di souvenir nella vicina provincia di Terni: +7,5% e unico dato positivo in Umbria.

Lo shopping del buon ricordo” rappresenta oggi in Italia un business da ben 700 milioni di euro, tuttavia significa anche valorizzare il territorio locale e le tradizioni, proponendo prodotti legati alla tradizione (cibi tipici, prodotti di design o abbigliamento, artigianato), adattandoli ai gusti dei turisti.

Su un totale nazionale di 17.902 imprese nel business dei souvenir, sono prime in Italia: Milano con 162 milioni (23% nazionale), Roma con 123 (18%), Venezia con 65 (9%), Firenze con 46 (7%), Napoli con 30 (oltre 4%), Torino con 24 (quasi 4%).

Oggetti d’arte e di culto, bomboniere, chincaglieria o bigiotteria, innumerevoli i prodotti allestiti nelle vetrine dei negozi di souvenir romani, veneziani e milanesi.
Altrettanti sarebbero quelli che la Tuscia potrebbe offrire ai suoi turisti, territorio di interesse culturale, storico e soprattutto enogastronomico.

 

 

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