“Dopo la Conferenza Stato Regioni con il DL Riaperture il Governo ha, nei fatti, abdicato le scelte a tutela della salute, finalizzate alla riapertura dei pubblici esercizi, alle Regioni che in relazione all’andamento della situazione epidemiologica sul territorio possono introdurre, semplicemente informando il Ministro della Salute, misure derogatorie anche ampliative rispetto a quelle adottate a livello Statale.
Un’assunzione di responsabilità che, fino ad ora, le Regioni non hanno avuto con la conseguenza che territori con un diverso andamento epidemico vengono, in maniera ormai incomprensibile, equiparati.

“Questo continua a comportare grandi ripercussioni economiche, ovviamente in negativo, sulle nostre aziende, vessate da linee guida sul distanziamento sociale stringenti, che ad oggi sembra valgano soltanto per il settore dell’ospitalità” – spiega Paolo Bianchini, Presidente M.I.O Italia.

“Abbiamo capito che il Governo ha preferito lanciare la palla nella metà campo delle Regioni e ha scelto di non scegliere, oggi occorre che i vari Governatori si assumano l’onere di fare alcune scelte per evitare il fallimento del settore HO.RE.CA  e il collasso dell’economia.” –  prosegue Bianchini – Questo si può e si deve fare e lo dimostra quanto deciso con ordinanza dal Presidente Fugatti nel territorio della Provincia di Trento: da oggi l’obbligo del distanziamento di un metro non sussiste più tra persone non conviventi tra le quali vi è una “frequentazione abituale”.
“Una scelta che permette a chi gestisce bar e ristoranti di far sedere allo stesso tavolo anche gruppi di persone non conviventi, ma con rapporti di frequentazione abituale, una riduzione del distanziamento che comporta una rimodulazione degli spazi che è una notevole boccata d’ossigeno per le nostre attività ed è per questo, che chiediamo a tutti i Presidenti di Regione, dove c’è un costante decremento dell’andamento epidemico, sempre con un occhio vigile alla salute, di interpretare la normativa in modo più ampio, come fatto dalla Provincia autonoma di Trento, per permettere anche al settore dell’ospitalità di tornare alla normalità e di sopravvivere a questa crisi economica che non ha precedenti” – conclude Bianchini.