Il petrolio rappresenta una delle materie prime preferite dai trader di tutto il mondo e… non è certamente un caso. Gli investitori più esperti, che hanno ottenuto la giusta formazione attraverso video e altri materiali didattici, sanno bene quali possano essere i vantaggi determinati dalla diversificazione del proprio portafoglio… annoverando in esso anche una quota di impieghi nel petrolio greggio. Ma che cosa sta accadendo in questo frangente in tale settore?

Stando alle ultime rilevazioni ufficiali, la quantità di petrolio greggio che dai Paesi membri dell’OPEC (il principale cartello di produzione dell’oro nero) si sta dirigendo verso il Nord America è scesa nel 2018 ad una media di 2,813 milioni di barili al giorno, con un passo indietro di 406.000 barili al giorno, o – in termini relativi – una diminuzione del 12,6% dal 2017, stando al bollettino statistico annuale 2019 pubblicato dalla stessa organizzazione lunedì scorso. Anche le esportazioni di petrolio greggio dell’OPEC verso l’Europa sono peraltro diminuite, passando da 4,654 milioni di barili al giorno del 2017 a 4,577 milioni di barili al giorno del 2018.

Tuttavia, questo non significa affatto che il business del cartello sia calato. Anzi, le esportazioni complessive dell‘OPEC risultano essere complessivamente aumentate, anche se modestamente. Le esportazioni di petrolio greggio dell’OPEC nel 2018 hanno infatti raggiunto una media di 24,67 milioni di barili al giorno, con un aumento di 14.000 barili al giorno, pari allo 0,1%, su base annua. La maggior parte delle esportazioni di greggio dell’OPEC (64,3%) si dirige ora verso l’Asia e il Pacifico.

Ancora, il bollettino informa che le riserve ufficialmente accertate di petrolio greggio dell’OPEC sono diminuite dello 0,2% a 1.189 trilioni di barili alla fine del 2018. Nel frattempo, le riserve di petrolio greggio degli Stati Uniti sono passate da 39 miliardi di barili a 47 miliardi di barili. L’America Latina, l’Europa orientale e l’Eurasia, l’Africa e il Medio Oriente hanno invece visto piccoli cali delle loro riserve di petrolio greggio. Le riserve di greggio dell’Arabia Saudita sono pari a 267 miliardi di barili, in leggero aumento rispetto ai 266 miliardi di barili stimati per il 2017.

Nel complesso, la produzione mondiale totale di petrolio greggio nel 2018 è nettamente aumentata – afferma ancora l’OPEC – stimando il dato complessivo a 75,78 milioni di barili al giorno, con un aumento di 1,213 milioni di barili al giorno dal 2017, per la più alta crescita annuale dal 2015, nonostante le intese in seno all’OPEC (e in parte anche fuori dalla stessa organizzazione) per cercare di contenere la produzione nel 2018. Il club dei principali produttori comprende gli Stati Uniti, con una media di 10,53 milioni di barili al giorno, la Russia con una media di 10,53 milioni di barili al giorno e l’Arabia Saudita con una media di 10,32 milioni di barili al giorno.

Vedremo ora se nei prossimi mesi la situazione sarà destinata a cambiare, e come muterà il comportamento dei tre principali produttori che, da soli, sono in grado di produrre più di 30 milioni di barili al giorno…