“Picchi e flessioni. E’ questo l’andamento delle domande di cassa integrazione in deroga che sono partite dal nostro territorio dal momento in cui molte aziende considerate non essenziali hanno chiuso i battenti per contrastare l’emergenza sanitaria creata dal Covid-19”. Lo fa sapere Giancarlo Turchetti, Segretario della Uil di Viterbo.
“Dalla nostra elaborazione – spiega Turchetti  – notiamo che il picco di richieste di questo ammortizzatore sociale c’è stato dal 6 marzo al 25 aprile, quando sono state complessivamente 1853 le domande, 1692 quelle autorizzate e 161 quelle rigettate. Dal 26 aprile al 3 maggio invece il numero è sceso a 272, tutte autorizzate. Dal 4 maggio invece si registra un nuovo incremento con un totale di 1085 domande, di cui 933 autorizzate e quattro non autorizzabili, le rimanenti ancora in lavorazione.
Sono numeri destinati a cambiare, specie per quelle ancora in fase di lavorazione – aggiunge l’esponente della Uil – i nostri dati fotografano infatti la realtà della Tuscia alla prima settimana di maggio con questo dato complessivo: 3210 domande pervenute, di cui 2897 autorizzate, 165 non autorizzabili e 148 in giacenza. A queste cifre si aggiungono poi i dati della cassa integrazione ordinaria, al sette maggio le domande verbalizzate hanno raggiunto le 1270 unità, mentre il Fondo di integrazione salariale (Fis) a fine aprile aveva toccato le 474 domande deliberate, sulle oltre duemila sparse sul territorio regionale. Meglio è andata ai lavoratori del settore dell’artigianato, dove grazie al fondo di solidarietà bilaterale, sono già stati sostenuti circa 5mila dipendenti delle 1500 aziende artigiane della regione.
Fino ad oggi – conclude Turchetti – nella stragrande maggioranza dei casi, ritardi e intoppi burocratici hanno dominato la scena: ai tanti lavoratori in difficoltà perché rimasti senza un reddito da un giorno a un altro a causa del lockdown, si sono aggiunte le mille criticità generate da un sistema farraginoso con troppi passaggi, che hanno visto rallentare non di poco l’erogazione degli ammortizzatori sociali. È chiaro che occorrono regole più semplici, meno pastoie quotidiane. Serve un cambio di passo, insomma,  per non mandare in tilt la tenuta sociale della nostra come delle altre comunità. Occorrono infine ulteriori stanziamenti per gli ammortizzatori sociali. E soprattutto un lasso di tempo ragionevole per percepirli”.