VALLERANO – All’inizio di questi quaderni avevamo anticipato che avremmo affrontato compiutamente anche le vicende legate a casa nostra, ovvero la Regione Lazio, ed i fatti alla stessa connessi. In verità qualche cosa avevamo già anticipato financo a chi della Regione rappresenta la massima espressione. Così procedendo, però, si perde il senso vero delle vicende, gli atteggiamenti avuti dagli Assessori del Ramo che si sono succeduti (ben tre), le tante promesse fatte e non mantenute, per cui abbiamo deciso di dire tutto a costo anche, talvolta, di sembrare ripetitivi. Abbiamo quindi deciso di pubblicizzare il tutto, senza remora alcuna.

 

Pur in presenza di insetti quali le cydie, il balanino e qualche cosa di minore importanza le vicende legate alla castanicoltura procedevano senza eccessivi scossoni. La conferenza stampa fatta dal Comune di Vallerano, l’Unituscia e la Vallecimina a luglio del 2002 sulla piazza di Vallerano non suscitò interesse. Ad onor del vero l’infestazione non era ancora conosciuta e così si giustifica il nessun interesse all’arrivo del cinipide. Uguale risultato si verificò a settembre 2003 quando informammo della Conferenza svoltasi presso il Mipaaf nella quale la rappresentante del Piemonte ci predisse quale sarebbe stata l’evoluzione dell’infestazione. Come già anticipato nelle estati del 2005 e poi del 2006 demmo un ponderoso allarme distribuendo nei comuni interessati alla castanicoltura manifesti e locandine conservandone ovviamente la dovuta documentazione.

 

Il 31 maggio 2005 il cinipide galligeno del castagno, alias Dryocosmus Kuriphilus Yatzumatzu,venne rinvenuto nella Regione Lazio, Comune di Canepina. Questo è il primo ritrovamento nel LAZIO, come certificato dall’Università della Tuscia la quale aggiunge che la piantina che conteneva l’infestazione proveniva da un vivaio “che si riforniva in provincia di Cuneo”. (Convegno castagno 2005 pagg. 214/215). Vedremo meglio più avanti come le vicende coincidono con il contenuto della lettera della Regione Lazio, protocollo 92408/O5, di seguito riprodotta. Risulta allora non confutabile che il cinipide è entrato nel Lazio soltanto nel 2005 attraverso piantine infestate provenienti dal Piemonte. Riteniamo che questa lettera vada riprodotta per itero per poter analizzare i contenuti che certamente confermano il deprecabile e colpevole pressappochismo della Regione Piemonte nel permettere di vendere piantine senza alcuna garanzia di sanità ed anche in aperta violazione delle norme che la stessa si era data (Delibere di quella Giunta nn.35/9264 e 56/11094 del 2003), nonché la violazione del D.M. 31.01.1996. la cui emanazione è stata tanto osteggiata dalla Regione Piemonte.

 

Riteniamo sia il caso di sottolineare da subito che questa pubblicazione la possiamo fare oggi, perché ora la deteniamo in condizione di spendibilità e non temere smentite di sorta. Non è improbabile che qualcuno non se la ritrovi più. Ma questi non deve temere, garantiamo che, se ce la richiede, siamo disposti a fornirle una altra copia di detta missiva Non abbiamo dubbi che possa essere andata ”perduta” poiché è troppo compromettente anche per la Regione Piemonte e, particolarmente, per la Regione Lazio perché, non avendo attivato alcuna azione civile e/o penale nei confronti del Piemonte non ha tutelato gli interessi nè di se stessa, nè nei confronti dei danneggiati, particolarmente i castanicoltori e, perché no, del Bilancio Regionale, dal momento che soldi ne ha dovuti già sborsare soprattutto per le ricerche, come vedremo meglio più avanti.

 

Regione Piemonte
Con nota n. 12209 del 17 settembre 2002 la Regione Piemonte comunica al Mipaf- SFC- la comparsa in Piemonte dell’imenottero cinipide “particolarmente pericoloso per il castagno” (ribadiamo che siamo ancora nel 2002). La sua presenza è stata accertata in Piemonte, nei comuni di Boves e Peveragno (CN). Sia su castagno europeo sia su iridi euro-giapponesi. “ Da notare che i due indicati comuni distano solo pochi chilometri dal Vivaio GAMBARELLO di proprietà della Regione che per anni ha anche sempre distribuito piantine di castagno gratis ai Piemontesi. A seguito dell’infestazione dell’insetto in parola ha dovuto però richiamarle. Lascia del tutto perplessi la frase che si legge più avanti: ”Nel frattempo si stanno allertando i vivaisti che producono piantine di castagno”. Dopo aver certificato che si trattava di un insetto veramente nocivo ci si limita soltanto ad avvisare i vivaisti? Sì perché l’interesse del Piemonte non era fermare l’infestazione, ma tutelare i vivaisti. Questa affermazione trova ampia ed inconfutabile conferma in quanto è scritto nelle pubblicazione “A tutto campo 2003” dove si legge anche: “Inoltre, nella nostra regione esiste, un intenso scambio di materiale di propagazione di castagno anche per la presenza di alcuni vivai specializzati e per una ripresa di interesse per la castanicoltura registrata negli ultimi anni”. Ecco allora la “miscela esplosiva” dalla quale parte il tutto: vasta e di grossa importanza dell’attività vivaistica, per giunta specializzata: vivai di grosse dimensioni, a livello nazionale ed internazionale, l’importanza anche psicologica della presenza del Vivaio della Regione “Gambarello” – che distribuiva addirittura gratis le piantine di castagno fino a quando il Piemonte non è stato costretto a chiuderlo a causa della distribuzione delle piantine infettate. Completa ed arricchisce il quadro il dichiarato RISORTO INTERESSE PER LA CASTANICOLTURA TUTTA REGISTRATA NEGLI ULTIMI ANNI. QUINDI L’IMPORTANTE ERA VENDERE. Potenziare la castanicoltura. Poi se le piantine messe a dimora era sane o malate non aveva la minima importanza.

 

L’obiettivo era vendere ed incassare. Se qualcuno avesse ancora dubbi sulla nostra affermazione lo invitiamo a consultare la lettera che l’Assessore del Piemonte ha inviata al Mipaaf chiedendo SOLO (Cinquecentomila euro all’anno per tre anni consecutivi) per i danni che la Regione avrebbe subito con l’approvazione del D.M. 1996 più volte citato che permetteva l’istallazione dei vivai soltanto a dieci chilometri da dove era stato trovato il cinipide. Il Piemonte, ovviamente, si era opposto, quindi l’uscita della norma è stata ritardata per oltre una anno. Se questa misura fosse stata emanata almeno un anno prima, certamente avremmo avuto minore infestazione. Come è ampiamente comprovato dal “Tavolo del Castagno”(pag.146) che riporta i dati del ritrovamento dell’insetto dichiarati da ciascuna regione che vanno dal 2002 al 2009 con un picco generalizzato nel 2008. Intendiamo a questo punto precisare che, mentre nella tabella in oggetto- per il Piemonte – è indicato come anno di segnalazione, il 2002, la Delibera della Giunta delle Regione medesima n. 35/9264 del 5 maggio 2003 dichiara che già prima del 2002 “l’estensione dell’infestazione è tale per cui si può considerare che l’insetto sia stabilmente insediato e non sia più possibile la sua eradicazione”. Allora, senza ipotesi di dubbio alcuno l’insetto in Piemonte è arrivato molto prima del 2002. Per chi voglia veramente intendere anche la data pubblicizzata dalla Regione Piemonte non è degna di alcuna affidabilità. Riteniamo, altresì. che se fossero stati fermati i vivai per tempo l’Italia non avrebbe dovuto subire i danni, le tribolazioni, le perdite di prodotto e quindi economiche che invece ha dovuto subire e subisce ancora.

 

Fatte le precisazioni che hanno stretta attinenza con quanto di seguito andiamo esponendo, torniamo alla REGIONE LAZIO. La lettera di questa Regione dalla quale iniziamo è del 1° luglio 2005- prot. 92408/05-DIPARTIMENTO ECONOMICO ED OCCUPAZIONALE – Direzione Regionale Agricoltura- AREA Servizio Fitosanitario e Tutela delle risorse genetiche è diretta: AL SERVIZIO FITOSANITARIO DELLA REGIONE PIEMONTE fax 011/4323710 ed al MIPAF – Servizio Fitosanitario centrale – fax 06/4814628 .Oggetto:“segnalazione presenza di Dryocosmus Kuriphilus Yasumatzu (cinipide galligeno del castagno) su piante di castagno proveniente dai seguanti vivai:Vivaio Alpi di Viale Paolo- Borgo S. Dalmazzo (Cuneo) e Vivaio Bassi – Frazione Trucchi (Cuneo).

 

“Con nota n. 1353 del 02.02.2005 codesto Servizio ha inviato l’elenco delle ditte laziali che nell’autunno 2004 hanno acquistato astoni di castagno da vivai piemontesi situati nei pressi di zone infestate dall’imenottero cinipide Dryocosmus Kuriphilus Yasumatsu.”

 

“Sulla base ditali indicazioni, ed in attuazioni di quanto stabilito dal D.M. 31.01.1996, il Servizio Fitosanitario ha provveduto ad effettuare controlli fitosanitari e documentali presso i vivai segnalati, e presso le aziende castanicole che da essi si sono approvvigionate. Dagli accertamenti effettuati si è riscontrata la presenza di galle Dryocosmus Kuriphilus su alcune piante di castagno provenienti dalle ditte piemontesi: Vivaio Alpi di Viale Paolo – Borgo S. Dalmazzo (Cuneo), e vivaio Bassi – Frazione Trucchi (Cuneo). Le piante con sintomi riferibili alla presenza del cinipide sono state immediatamente fatte distruggere, sia in vivaio che negli impianti.”

 

Prime constatazioni .Le delibere della Regione Piemonte n. 35/9264 del 5 maggio 2003 e quella n. 56/11094 del novembre 2003 prevedevano sì che le piantine potevano essere sì commercializzate purché però SANE. Quelle delle quali stiamo parlando non lo erano. Il che comprova anche che le stesse non erano state controllate (solo per essere buoni) e messe sul mercato senza alcuna garanzia. Sono state quindi spedite piantina malate. E il D.M. 31.01.1996 era stato rispettato? ERANO AVVEZZI A RILASCIARSI QUALSIASI DOCUMENTAZIONE CHE SERVIVA LORO. La REGIONE CONSENTIVA”. (continua)

 

Roberto Colla (foto)
Presidente Associazione Castanicoltori Vallecimina

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