VALLERANO – “Riteniamo sia giunto il momento di iniziare a parlare più specificatamente di casa nostra, ovvero dei Monti Cimini e del Lazio, inteso soprattutto come Regione. Il problema cinipide ci ha purtroppo violentemente investito, le conseguenze le paghiamo ancora e la fine non è per domani, specie se non collaboriamo con la natura.

 

Infatti in Cina ci sono voluti 20 anni per vedere la luce e con lanci dell’antagonista naturale torymus sinensis. In Piemonte, dopo aver importato quest’ultimo insetto dall’Oriente nel 2003, è stato immesso nei castagneti solo nel 2005, perché gli anni 2003 e 2004 sono serviti per studiarlo, ripulirlo, acclimatarlo e quant’altro. Se lor signori avessero anche bloccato i vivai, avremmo avuto tutti certamente molti meno problemi. I Piemontesi, dopo 10 anni, hanno recuperato, in media, il 70 per cento della vecchia produzione, non usando però prodotti chimici che uccidono, oltre al torymus, anche gli antagonisti naturali del cinipide, aggravando così la situazione, ritardando quindi, se non addirittura compromettendo, la giusta ripresa.

 

Nel Lazio il Cinipide venne scoperto, per la prima volta, nel 2005, infestazione chiaramente risalente al 2004, ed esplosa dal 2006. L’allora Assessore dell’Agricoltura della Regione Lazio dichiarò alla stampa che la questione cinipide era sotto controllo. Precisò che erano stati scoperti solo tre focolai. La Vallecimina prontamente contestò, sempre sulla stampa, tale affermazione invitando l’Assessore medesimo ad informarsi meglio anche presso l’Università di Torino e la Regione Piemonte. Prontamente la medesima si rese conto della dura e cruda realtà. Tenne allora una prima riunione nel Comune di Canepina (giugno 2006) alla quale la Vallecimina era presente. Recandosi la medesima sui siti, in quel momento pochi per la verità, eravamo all’inizio, vide il danno e provvide ad erogare, congiuntamente alla Provincia di Viterbo, un contenuto ristoro per i tagli fatti su prescrizione della Regione Lazio (vedi Il Tempo 24/06/2006). Stipulò un’intesa con l’Università della Tuscia congiuntamente a quella di Torino. In seguito queste convenzioni diventarono tre con un costo complessivo di circa euro 200.000/00 erogato dalla Regione in favore della Università della Tuscia. La notizia venne fornita, nel corso di una riunione al TAVOLO DEL CASTAGNO direttamente dal professore responsabile dei progetti durante una seduta e su richiesta esplicita del Coordinatore del Tavolo. Era presente anche la Presidente dei Sindaci Revisori della Vallecimina.

 

 

Da altra fonte (sito Regione Lazio) si legge: “La Regione Lazio dal 2006 ha sottoscritto con l’Università degli Studi della Tuscia, Dipartimento di Protezione delle piante, due Convenzioni triennali, rep.7754 del 29.12.2006 e rep. N.12190 del 7.12.2009, impegnative dei fondi regionali per 375.000€. complessivi, per attività di studio e di sperimentazione anche sul Cinipide.” Lascia piuttosto perplessi il fatto che ancora in quei momenti si dovesse studiare il cinipide dopo che tutto il modo da tempo se ne era interessato!

 

Nell’ambito di queste convenzioni trovò spazio anche una fornitura di “coppie” (termine improprio in quanto il rapporto femmine/maschi è 2/1 anziché 1/1) di Torymus fornite dall’Università di Torino a quella della Tuscia. Di tutto ciò non risulta traccia. Eppure erano ben 120 coppie collocate sia in ambiente protetto, sia in pieno campo all’interno dell’Università della Tuscia.

 

Che qualche sparuto lancio sui Monti Cimini certamente sia stato fatto si può dare sicuramente per certo per due ordini di motivi. Un quotidiano asserì con meraviglia che “Vennero da Torino per fare il lancio”, ma, soprattutto perché il prof. Alma consegnava i lanci solo a quelle Regioni con le quali stipulava una convenzione per l’assistenza, la fornitura e quant’altro. Tanto che si profetizzò, tra il serio ed il faceto, di “Monopolio Alma”. Il Lazio, come annotato, non solo aveva stipulato la convenzione ma anche rinnovata.

 

Certamente lanci di una certa consistenza, fatti prima del 2010, avrebbero indubitabilmente avvantaggiata la lotta al Cinipide (ci avrebbero fatto guadagnare tempo) e noi non ci saremmo trovati nelle condizioni odierne. Indubitabilmente molto meglio di oggi.

 

Non bisogna dimenticare un fatto. La presenza del cinipide ci ha fatto certamente perdere prodotto, ma inconfutabilmente ci ha fatto PERDERE I MERCATI. E’ di attualità il non riuscire a collocare la poca quantità raccolta, anche per le pessime condizioni della stessa.

 

Esisteva però il MONOPOLIO ALMA che ebbe fine soltanto, purtroppo, nel 2012 con la rottura del rapporto tra il Professore ed un suo assistente il quale, da quel momento, iniziò a vendere i lanci al pubblico. La VALLECIMINA li ha acquistati, da allora in poi, solo da questi nuovi arrivati. FINALMENTE AVEVA INIZIO IL LIBERO MERCATO DEL TORYMUS. Momento che ha segnato una vera svolta nella lotta al Cinipide !

 

Il prof. Alma non la prese affatto bene, tanto che al Tavolo del Castagno mostrò vistosamente di non averla affatto gradita. Ma le sue rimostranze non ebbero considerazione. In fin dei conti tutti condividevano il sorgere della fine del monopolio e quindi di portare avanti la lotta al cinipide senza alcuna limitazione economica.

 

Questa situazione ci è stata ricordata da un lettore di questi nostri scritti che si è congratulato anche per l’informazione che stiamo divulgando.

 

E’ nostra convinzione che il Monopolio è indiscutibilmente finito in quel momento, ma non certamente l’appoggio, diretto o indiretto, del Professore a certe ditte che producono e, ovviamente, vendono Torymus. Siamo ovviamente in possesso di relativa documentazione. A questo proposito vale la pena precisare che tra il DISAFA (è come leggere prof. Alma) e la Pegaso è stato stabilito un rapporto di partenariato “per la produzione e la commercializzazione del Torymus sinensis fornendo materiale certificato e garantito.” Già per il 2016!

 

Nella chiarezza che ci ha sempre contraddistinto vogliamo dare conto di un fatto. Al momento della scoperta del Cinipide sui Monti Cimini all’interno dell’Assessorato all’agricoltura della Regione Lazio venne fatta circolare una notizia. L’Assessore avrebbe parlato (2006) con l’allora Ministro dell’Agricoltura Italiana dell’infestazione da cinipide nei nostri castagneti. La notizia venne fatta sparire, anzi negata. Probabilmente non fu ritenuta corrispondente al vero.

 

Certamente non rappresentava per l’assessore regionale un successo, visto che non aveva prodotto alcunché. A distanza di qualche tempo però il Presidente della Vallecimina, presentato da due influenti personaggi, ebbe modo di incontrare a Roma quel politico che nel frattempo ricopriva un alto incarico all’estero.

 

Non appena costui comprese il motivo dell’incontro, stoppò il discorso affermando che dell’argomento ne aveva parlato con l’Assessore e si occupò di altro confermando però che l’interessamento della signora c’era stato. E’ stato quindi confermato che l’interessamento verso l’allora Ministro è avvenuto, indipendentemente dal risultato.

 

Cogliamo l’occasione per ribadire che siamo disponibili ad inviare i numeri precedenti a chi lo chiederà e a spedire anche tutto il materiale divulgato a coloro che ne facciano richiesta fornendoci la loro mail.

 

Vogliamo ora dare notizia di un fatto che non ci ha disturbato affatto ma potrebbe essere significativo. Siamo nel 2012 in coincidenza con l’acquisto dei Torymus sul libero mercato. Un certo giorno il Presidente della Vallecimina riceve una telefonata di un corpo di polizia. L’interlocutore dichiara di volerlo incontrare. Nessun problema. Va stabilito dove e quando. Risponde l’Ufficiale sul giorno è da concordare, il luogo però deve essere soltanto la sede dell’Associazione. Nessun problema. Bene. Il giorno stabilito, all’ora fissata, ci incontriamo nella nostra sede con la pattuglia. Parla, parla, domanda, rispondi, alla fine vollero vedere soltanto la fattura dei torymus comprati. La vicenda non ci ha impressionato affatto pure perché non avevamo nulla da nascondere. Rimane un dubbio che i due agenti non vollero dissolvere. Chi li ha interessati? Chi ne ha chiesto l’intervento? Le coincidenze, le supposizioni tante. Ma tali rimangono.

 

Bisogna che si sappia anche questa. Un tale afferma: “Per quanto sopra è indubbio che non vi è stata una volontà delittuosa nella diffusione della patologia, tuttavia, pur non essendo state rilevate singole responsabilità, certamente ci sono stati comportamenti omissivi da parte di diversi castanicoltori nel non denunciare tempestivamente la presenza delle galle e di altri che non si sono proprio attivati nel ricercare i sintomi della patologia nei propri castagneti, monitoraggio prescritto tra le misure fitosanitarie obbligatorie, quando nel 2007 si sono avuti sentori di finanziamenti compensativi per le obbligatorie di taglio si è visto che le segnalazioni hanno subito un incremento.”

 

A questo signore va ricordato che la Vallecimina è una Associazione di CASTANICOLTORI con tutto quello che questo comporta, compreso quindi ristabilire la verità. Prima di pontificare giudizi è sempre il caso di prendere appunti, vedere, leggere, informarsi, confrontare le proprie convinzioni, dopo averle attentamente ponderate. Se qualcuno vuole o ha il compito di perseguire il controllo di un territorio bisogna che si attrezzi, osservi, interroghi e memorizzi. Non è sufficiente guardare dalla finestra, bisogna avere rapporti con il mondo che caratterizza quell’ambiente. Stare alla finestra, oltre ad essere estremamente limitativo, nella fattispecie non serve a niente. Per rimettere le cose sul giusto binario allora dobbiamo ovviamente fare un excursus su quanto questa Associazione ha messo in campo nella lotta al cinipide sin da quando il problema non era ancora all’attenzione generale”.

 

Dott. Roberto Colla (foto)
Presidente Associazione Castanicoltori Vallecimina

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