VALLERANO – “All’inizio di questi “quaderni” abbiamo assunto l’impegno di esplorare fino in fondo le varie vicende che hanno concretizzato l’arrivo del cinipide nei Monti Cimini. Impegno che intendiamo portare avanti con i documenti che abbiamo avuto modo di visionare, con gli accertamenti da noi condotti, le interviste con i diversi personaggi che, in un modo o in un altro, hanno preso parte alla nefasta vicenda.

Ci auguriamo allora che chi ha a cuore la castanicoltura voglia fare le legittime deduzioni ed i connessi approfondimenti, soprattutto chi ha la responsabilità e l’onere di giudicare nelle giuste sedi.

 

Guardando più da vicino le vicende di casa nostra dobbiamo innanzitutto togliere di mezzo alcune AMENITA’ (potremmo chiamarle anche diversamente). Ricordiamo innanzitutto che il cinipide galligeno si muove con il movimento dell’aria o all’interno delle gemme o con un “passaggio”occasionale su di un mezzo mobile (auto, trattore, camion, ecc.). Su quanto il medesimo possa sopravvivere ad un viaggio in auto si registrano più versioni. Si va da km. 30, a 50, a 100, che però possa sopravvivere perfino oltre i 100 e fino addirittura ai 603,53 – a tanto arriva, seconda la Guida Michelen, la distanza tra Boves (CN) e Canepina (VT) da piazza a piazza – sembra proprio avere solo la concretizzazione della farneticazione.

 

Citiamo questo comune del viterbese unicamente perché qui è avvenuto il primo ritrovamento del cinipide nel Lazio il 31 maggio 2005. Questo ha certificato l’Università della Tuscia la quale aggiunge che questa piantina proveniva da un vivaio “che si riforniva in provincia di Cuneo”. Così si legge negli atti del Convegno Nazionale – castagno 2005-pagg. 214/215. Queste per noi costituiscono verità assoluta! Abbiamo sufficienti motivi per ritenere che le piantine infestate sono venute dal Piemonte ed hanno portato il cinipide nel Lazio, in Campania ed in Toscana, ecc, ecc..

 

Un tal Buontempone è arrivato ad affermare che il cinipide galligeno è giunto nel Lazio nello stesso momento di quando è giunto in Piemonte(1995). Viene in mente allora una credenza paesana secondo la quale quando si tratta di giocare in favore di chi gli è creditore di qualche “piacere”, taluno è disposto anche a spararle grosse. Negli atti del Convegno di Marradi (FI) 9 settembre 2011, in merito alla introduzione del cinipide in PIEMONTE si legge “Si stima che sia stato introdotto tra il 1995 ed il 1996 con l’importazione di materiale propagativo dall’estremo Oriente.”

 

Accertato che in Piemonte è arrivato nel 1995, risulta che nel Lazio è comparso soltanto nel 2005, cioè 10 anni dopo del suo arrivo in Piemonte. Quindi se questa non la ritiene verità il Buontempone ci dimostri che è riuscito ad inventarsi una GRAVIDANZA SINCOPATA (cambiamento di ritmo, stacco e ripresa, ecc.). Dal momento che quella del cinipide dura 9/10 mesi dopo di che sgrava e nel giro di 50 ore depone le uova e muore, come fa ad esserci nel Lazio dal 1995 e non apparire, nonostante la ben nota velocità di propagazione, a presentarsi solo nel 2005, ovvero 10 anni dopo? Solo attraverso una gravidanza sincopata. Non esiste altra possibilità.

 

Dove arriva la fantasia, la spregiudicatezza, l’arroganza dell’uomo! Meditate gente. Esistono affidabili testimonianze che nei Cimini nel 2003 non esisteva traccia di cinipide. Qualche isolato segno si è iniziato a trovare nel 2006 a poca distanza dal citato ritrovamento a Canepina che, come visto, risale al 2005.

 

LA REGIONE LAZIO con una lettera del luglio 2008, non solo ribadisce che l’arrivo del cinipide nel suo territorio è avvenuto nel 2005, ma specifica anche, anno per anno, l’EVOLVERSI DELL’INFESTAZIONE. Anno 2005 aziende con sintomi n.7, anno 2006 n. 38, anno 2007 n. 381. Nel 2008 l’intera provincia di Viterbo è stata dichiarata ZONA DI INSEDIAMENTO DEL CINIPIDE con determina dirigenziale n.453 del 29.02.2008.

 

In favore dell’ipotesi 2005, ove ce ne fosse bisogno, dettano legge anche più fonti:
* quella già indicata nella prima pagina del primo numero a firma del funzionario del S.F.R. del Piemonte dott. Roberto Botta;
* nell’opuscolo dal titolo: “La Castagna ed il Cinipide” edito dalla Unione Provinciale Agricoltori di Cuneo, ottobre 2009, è scritto:”..deprime notevolmente lo sviluppo vegetativo delle piante causando perdite significative di produzione”.
* da altre 10 fonti da noi catalogate. Così pure ulteriori qualificate fonti.
Possiamo allora tranquillamente ribadire che proprio l’andamento della produzione certifica il tempo di quando è entrato in un area castanicola il Dryocosmus Kuriphilus Yatzumatzu ovvero il cinipide galligeno.
In Piemonte la produzione era già diminuita prima del 2002 così conferma anche la delibera della Giunta della Regione del maggio 2003 più volte citata.
Nel Lazio le prime perdite di una qualche entità sono iniziate solo nel 2008, quindi almeno 6 anni dopo il Piemonte, raggiungendo il massimo nell’anno 2010 così come confermato anche dalla quantità della raccolta, nonché da altre fonti ancora. Torniamo allora ad un argomento veramente significante.

 

 

In data 12 novembre 2003 la Regione Piemonte comunica a quella del Lazio un elenco delle aziende che hanno acquistato piante di Castagne” provenienti da vivai situati in zone interessate dalla presenza del cinipide del castagno”. Il Vivaio lo chiameremo BETA. Il Lazio precisa: “… l’elenco delle aziende che hanno acquistato piante di Castanea provenienti da vivai situati in zone interessate dalla presenza del cinipide di castagno”.

 

Nel 2004 viene trovato in Piemonte un produttore di piante di castagne che “non è in possesso dell’autorizzazione allo svolgimento dell’attività vivaistica”. Abbiamo motivo di ritenere che il nome lo ritroveremo anche più avanti.

 

In data 26 novembre 2004 evidenziamo che il 18/11/2004 è stato decisa la sospensione dell’iscrizione al registro nazionale dei produttori, provvedimento certamente grave da giustificare la sospensione. Da allora al giorno nel quale è stata revocata la sospensione (23/11/2004) sono trascorsi solo gg. 5 (CINQUE). Questa conclusione potrebbe avere del miracolistico diversamente non si spiegherebbe la detta revoca della sospensione dell’iscrizione che, in considerazione della gravità della sanzione, non poteva non derivare fatti assolutamente gravi.

 

Nella lettera delle Regione Lazio datata 15 luglio 2008 si legge che: in data 23 gennaio 2005 la Regione Lazio comunica ad un castanicoltore della Provincia di Viterbo che con delibera del 14/07/2003 prot. 67590/05 sono state allertate: “le ditte vivaistiche del Lazio a controllare accuratamente le piante di castagne contenute presso il vivaio e in particolar modo il materiale proveniente dal Piemonte” Questa notizia sconfessa anche quei vivaisti e commercianti che affermano di non essere mai stati informati sulla pericolosità del cinipide che richiedeva la massima attenzione.

 

Nella lettera del 31 maggio 2005, diretta pure questa anche alla Associazione Castanicoltori Vallecimina, la Regione Lazio con la quale si comunicava il ritrovamento del cinipide fatto dalla Unituscia nel comune di Canepina, si afferma: “Questo insetto, mai segnalato nel Lazio, provoca…..compromettendo lo sviluppo vegetativo delle piante e la fruttificazione.”

 

Roberto Colla (foto)
Presidente Associazione Castanicoltori Valle Cimina

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