Quando le politiche agricole contrastano con la naturale vocazione della Terra determinano condizioni di impoverimento delle Comunità e sottrazione dei Beni Comuni.

«La vicenda della patologica diffusione di coltivazioni di nocciole – scrive Bengasi Battisti, medico e consigliere comunale e Membro del direttivo Associazione Nazionale Comuni Virtuosi, – sostenuta anche da contributi pubblici è l’evidenza di politiche agrarie poco sensibili alle caratteristiche dei Territori e alle coltivazioni tipiche e non invasive.

Centinaia di ettari di impianti a noccioleti in aree non vocate che impongono irrigazioni continue con conseguente depauperamento delle falde acquifere profonde, che per le loro enormi estensioni stanno introducendo quel latifondo monocolturale dove il profitto prevale sul sano rapporto tra agricoltore e natura trasformano radicalmente ambiente e economia mettendo a rischio la salute e la piccola, diffusa e benefica agricoltura di prossimità.

Gli effetti negativi sono della modalità industriali di coltivazione del nocciolo sono già evidenti per il danno economico che producono inflazionando il valore del nocciolo quale prodotto tipico e di nicchia.

Spaventa vedere piantumazioni di alberi montani e di alta collina che hanno addirittura raggiunto vaste aree della maremma. Una politica agraria che non predilige la naturale vocazione della Terra, che favorisce agroindustria e latifondo impoverisce territori e Comunità.

Abbiamo necessità che il valore delle tipicità, delle produzioni, della sostenibilità ambientale, della biodiversità siano fondamentali nella destinazione di risorse pubbliche.

È con quelle coltivazioni tipiche e con il loro valore aggiunto per il legame con la storia dei luoghi che il prodotto assume attrazione e valore di mercato.

È con le buone e salubri pratiche agricole che l’armonia tra produzione , territorio e Comunità si trasforma in valore economico collettivo.

È con la piccola e diffusa proprietà fondata sulle tipicità e sulle vocazioni naturali dei territori che il reddito si distribuisce e si mantiene nel tempo. Quelle scelte politiche che non si fondano sulla restituzione dei Beni Comuni e delle naturali vocazioni della Terra alle future generazioni compromettono il futuro dell’agricoltura e delle Comunità».

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