Confagricoltura Viterbo-Rieti, Assofrutti e Comitato No IMU hanno partecipato ieri alla riunione indetta dal sindaco Vita in merito alla nota ordinanza sui fitofarmaci.
Il presidente di Confagricoltura Viterbo-Rieti Remo Parenti ha ribadito nel corso della riunione come il divieto operato dal sindaco, di taluni fitofarmaci debba essere attuato solo laddove si riscontrino situazioni impreviste e di carattere eccezionale.
A tal proposito la Confagricoltura ha consegnato al sindaco Vita un documento sottoscritto anche da Assofrutti ed il comitato No-IMU.

Di seguito il testo del documento:
L’Italia può vantare una rigida ed efficace legislazione sull’uso degli agrofarmaci. Molti principi attivi (oltre il 70% di quelli in uso fino a pochi anni fa) sono stati banditi e altri lo saranno molto presto. Dal 2010 al 2019 (lo dice uno studio ISTAT), abbiamo avuto una riduzione del 21% dell’uso degli agrofarmaci e del 52% su quello dei concimi chimici a livello nazionale. Sono numeri che parlano di un cammino verso la sostenibilità dell’agricoltura, di una transizione che come tale non può avere i connotati di una rivoluzione. L’adozione di certe tecniche come il biologico per vaste aree non sono scelte neutre ma hanno risvolti economici e sociali che debbono essere attentamente considerati dalle Istituzioni responsabili territorialmente, come altrettanto attentamente debbono essere analizzate e studiate tutte le implicazioni, anche di carattere ambientale, che esse comportano.
Le organizzazioni e associazioni agricole hanno il compito di rappresentare e difendere gli agricoltori instaurando un dialogo ed un confronto ogni qual volta determinate situazioni lo richiedano, e con chiunque accetti e ci assicuri, prima di tutto, il reciproco rispetto, la disponibilità a ragionare e non ultima ad ascoltare.
La nostra presenza qui lo dimostra. Nonostante infatti, le premesse a questo incontro non rispondessero affatto a tali principi, abbiamo creduto necessario essere qui oggi per capire e comprendere la situazione del Comune di Nepi. Il sindaco Vita mette di fatto sotto accusa una tecnica agronomica e una propensione degli agricoltori verso una monocoltura arborea. Tecnica e propensione che porterebbero come ultima implicazione ad un aumento dei tumori nell’area comunale, all’abbassamento e al collasso potenziale delle falde acquifere, all’eliminazione delle biodiversità.
Accuse molto gravi delle quali non riscontriamo evidenze, ma che proprio per la loro importanza e le ricadute sulla salute (in primis su quella degli agricoltori) debbono essere analizzate quanto più oggettivamente e scientificamente possibile. Pensare di dibatterle nel nostro confronto di oggi per cercare magari di arrivare ad una sentenza di assoluzione o di condanna nei confronti del mondo agricolo, sarebbe quanto di più sbagliato si possa fare.
Tutti noi, per un verso o per l’altro, siamo inevitabilmente colpiti da un punto di vista emotivo e correremmo il rischio di radicalizzare le nostre posizioni contribuendo a dividere ancora di più socialmente e culturalmente questo territorio. Ricordo a tutti che l’Amministrazione Provinciale ha istituito un tavolo che sta studiando le nuove linee guida per l’uso degli agrofarmaci sul nostro territorio, facendo perno sulla esaustiva legislazione nazionale in materia, con la presenza attiva di scienziati del DAFNE, degli agronomi e dei periti agrari, dei sindaci e delle organizzazioni agricole.
Proponiamo che sia questo tavolo, sulla scorta delle sue competenze, ad esaminare i dati, i numeri, le statistiche che il sindaco Vita sicuramente potrà fornire e che forniremo anche noi, e che quindi si possa poi ragionare tutti insieme se vorremo, su di una base in cui, oltre il rispetto reciproco, sia imprescindibilmente accettata una metodologia di lavoro fondata sullo studio dei risultati ottenuti dalle evidenze scientifiche.
Siamo convinti che da questa situazione si può uscire o con un territorio attraversato da una lotta radicale fra gruppi di ambientalisti e agricoltori, e non possiamo evitare di denunciare inquietanti forme di intolleranza, in alcuni casi unite a odiosi pregiudizi, che in certi ambiti stiamo già subendo; oppure in modo condiviso, senza rivoluzioni, senza credere a pifferai magici, ma confidando nell’impegno e nel lavoro costante e quotidiano di tutti per arrivare non dall’oggi al domani, ma comunque in tempi possibilmente brevi, alla sostenibilitá ambientale del territorio nepesino e di tutta la provincia di Viterbo.