Stefano Signori

Il punto di forza del sistema produttivo del nostro paese passa attraverso le PMI. Piccole e medie imprese che nei momenti di maggior tensione occupazionale non delocalizzano le proprie attività, ma rendono possibile, con plasmare nuove situazioni, nuove opportunità per essere ancora appetibili sui mercati, se solo di mercati attualmente e limitativamente dobbiamo parlare.

I dati elaborati da Confartigianato provengono da comunicazioni della AGCI di Mestre e dimostrano che l’andamento occupazionale, nonostante i grandi sforzi delle piccole aziende, verte in una vera e propria emergenza, se come chiave di lettura adottassimo la disoccupazione femminile e giovanile in genere. Secondo Confartigianato Imprese di Viterbo la giusta misura dell’emergenza è la mancanza di occupazione, ma soprattutto la necessità di creare posti di lavoro per lavoratori e non per soli occupati.

Adottare il significato di conoscenza dei lavoratori vuol dire anche aver appreso il significato di conoscenza tecnica, competenza, manualità, competizione e soprattutto formazione – prima scolastica e poi di seguito formazione continua sulle tecniche di lavoro in evoluzione -, l’insieme delle quali comporta produttività, valore aggiunto, ricchezza da distribuire, capacità di acquisire nuovi mercati.

L’insieme di tutto ciò, naturalmente, oltre a rappresentare per l’imprenditore o l’imprenditrice diritti e doveri nell’azienda e nella società ove vivono, serve a sviluppare il rispetto del mondo del lavoro, delle norme sulla salute dei lavoratori e sulla sicurezza, garantendo loro un posto di rilievo come risorsa produttiva nella società civile.

Se al contrario si continuerà a produrre politiche occupazionali per assistiti e sottopagati non si potrà camminare a lungo, perché il sistema economico internazionale ed il tessuto produttivo mondiale continueranno a ricercare competenze tecnologiche, scientifiche e capacità manuali necessarie a competere a livello globale. Nelle politiche degli ultimi anni, le visioni produttive sviluppate, che si è tentato di adeguare al sistema internazionale di impresa industriale, ha fallito miseramente come chi lo aveva proposto.

L’Italia è un Paese in cui la totalità delle aziende – parliamo di oltre il 98% – rimane composta da piccola e media impresa e da microimpresa, vero valore aggiunto dell’economia dello Stivale, che tutto il mondo ci invidia per i risultati sul fashion, moda d’autore, artigianato artistico, prodotti tipici, food, enologia di altissima qualità. Decisamente tutti prodotti che non hanno origine né industriale né tantomeno da catene di montaggio. Perciò occorre rivedere le norme che penalizzano il sistema delle microimprese e delle imprese familiari; occorre valorizzare e rivitalizzare competenze, conoscenze dei maestri artigiani per dirigerle verso le giovani generazioni; adottare i nuovi sistemi del digitale 4.0 e cessare di chiamarlo industria 4,0, perché che il suo utilizzo per oltre il 98% è appannaggio esclusivo di aziende che di industriale non hanno nulla, se non il sogno effimero di chi ha coniato tale termine.

Occorre allentare la pressione fiscale e l’applicazione di inutili legislazioni burocratiche, migliorando, attraverso l’accesso al credito per le giovani aziende, le disparità con le altre nazioni europee, se ancora di Europa dobbiamo continuare a parlare. Soprattutto occorre mettere in testa ai nostri politici che le mentalità che inneggiano al cambiamento, come quella della nostra associazione, non intravedono nel cambio di pensiero la fine di una uniformità e la creazione di disuguaglianze, ma, invece, la valorizzazione di una risorsa umana come cittadino e non come suddito e la crescita integrata alle nuove prospettive del paese e di un’Europa aperta agli stimoli che provengono anche da territori ove essa non è inserita.

Molti sono i problemi e le difficoltà da superare per riuscire a farcela senza ulteriori lacci e lacciuoli delle normative e della burocrazia italiana. Rammentiamo che queste ultime sono solo frutto di nostri decreti attuativi, fra l’altro assenti nel resto d’Europa: se tale assenza si verificasse anche in Italia, sarebbe cosa assai gradita.

Stefano Signori
Presidente Confartigianato Imprese di Viterbo

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