Di solito per suscitare interesse e dibattito, si dice: “gettare il sasso nello stagno”, per vedere i cerchi concentrici (concettuali) allargarsi, coinvolgere, interessare sempre più, sino alle sponde virtuali della pubblica opinione che ne può essere toccata.

Ma quando è il “cuore” ad esservi gettato ed a incresparne la superfice immobile, è un’altra cosa.

Ho appena iniziato a leggere “CIVITA senza aggettivi senza altre specificazioni” di Giovanni Attili, prefazione di Giorgio Agamben, Ed. Quodlibet, Euro 32.00, e mi è venuta in mente questa immagine: un cuore, non certo il muscolo, che filtra concetti, ragionamenti, ricordi su un tema attualissimo che ha al centro Civita di Bagnoregio; il cuore di Giovanni Attili.

Egli pone tutto ciò alla nostra attenzione, per suscitare innanzitutto emozioni, e ci riesce benissimo, perché la magia di Civita è anche sin troppo evidente; poi per interrogarsi ed interrogarci su quel che vi sta succedendo.

Ho fatto per 6 anni il Presidente del Consorzio Teverina insieme ai Sindaci della Teverina ed in particolare quelli intorno a Civita: Bagnoregio, Lubriano, Civitella D’Agliano ed il mio paese Castiglione in Teverina, ed ho vissuto dentro una eterna discussione su come si dovesse tutelare e valorizzare Civita.

Ricordo il primo LEADER, programma europeo che ci assegnò nel 1992 risorse ingenti per realizzare progetti nell’area; la legge regionale n°71/1990 che comprendeva interventi per l’intera Valle dei Calanchi; il finanziamento per la promozione dei nostri prodotti, dalla Regione Lazio.

Fummo in quegli anni all’avanguardia nell’operare in un terreno allora sconosciuto e creammo, anche commettendo errori d’impreparazione, una infrastrutturazione turistico eccellente: i Centri Visita in ognuno dei Comuni come univocità d’accoglienza e contaminazione dei punti di eccellenza di ciascuno; interventi di recupero dei nostri centri storici; sforzo promozionale che portò all’istituzione della Strada dei Vini, e tante altre buone cose fatte nei circa 20 anni di attività del Consorzio.

Poi all’improvviso, si potrebbe dire a nostra insaputa, il boom del turismo di massa: un milione di visitatori all’anno mordi e fuggi, con anche però una buona quota di permanenze in alberghi, B&B e residenze; moltiplicazione di esercizi commerciali, innanzitutto della ristorazione sia paludata e strutturata che minuta; gadget, oggettistica, artigianato.

Insomma una nuova economia che coinvolge anche i territori vicini e che comincia, anche se ancora troppo lentamente, a creare sinergie sia pubbliche che private.

Ma il libro pone domande ineludibili che a lungo andare ci interesseranno come specie perché assumono proprio a Civita una valenza universale: che cosa significa abitare un paese, una città, un territorio? E che cos’è un paese se lo si pensa a partire proprio dall’abitare? Cosa è diventata oggi Civita ed anche Bagnoregio? Cosa è rimasto dell’esperienza didattica e sperimentale di Astra Zarina, l’Architetto americano che aveva scelto Civita e la Valle dei Calanchi come scuola dell’abitare per i suoi studenti? Chi è in grado oggi, da noi Tuscia-Teverina, di affrontare e rispondere a queste domande? O meglio quando si comincia?

Francesco Chiucchiurlotto