VITERBO – “Con oltre 47 mila lavoratori in cassa integrazione, il Lazio è la regione italiana che nel 2014 ha registrato la maggiore richiesta di Cassa integrazione (CIG), rispetto all’anno precedente: +12,3%. Seguono Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, con 11,6% e 7,3%. Chiude la classifica la provincia di Bolzano dove la richiesta di CIG è stata inferiore del 37,9% rispetto al 2013”. A renderlo noto è Giancarlo Turchetti (foto), Segretario Generale della UIL Viterbo, in base al rapporto elaborato dalla Uil di Roma e del Lazio in merito alle ore di cassa integrazione nel 2014.

 

Sono circa 96 milioni le ore complessive di CIG richieste nella nostra regione lo scorso anno. Il dato più alto degli ultimi cinque anni. Erano state poco più di 85 milioni nel 2013. Circa 88 milioni nel 2012 e poco più di 67 milioni nel 2010 e nel 2011. È la CIG straordinaria ad aumentare maggiormente (58 milioni di ore), seguita da quella ordinaria con 21 milioni. Roma fa da capolista con oltre 60 milioni di ore complessive, ovvero il 19,4% in più rispetto al 2013. Anche nella Capitale sono le ore di straordinaria, incrementate del 40%, a fare la differenza. In crescita anche le ore di CIG ordinaria (+9%), mentre diminuiscono quelle della cassa in deroga (-16,6%). Drammatico anche il dato del reatino che con oltre 2 milioni di ore complessive richieste, segna un aumento del 44,7% rispetto al 2013.

 

“La conferma purtroppo che contrariamente a quanto ci viene ripetuto, la crisi non accenna a diminuire – commenta il Segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri – i dati parlano da soli e ci mostrano una situazione in netto peggioramento dal 2009 a oggi, soprattutto per quanto riguarda la cassa straordinaria che raggiunge nel 2014 il picco più elevato dall’inizio della crisi. Segno evidente di una grande sofferenza strutturale delle imprese e dei lavoratori della nostra regione, Roma in testa. E come se non bastasse il Jobs Act prevede una limitazione nell’utilizzo degli ammortizzatori sociali, rischiando così un’ulteriore impennata della disoccupazione, già a livelli record”.

 

“Se Roma e Rieti – prosegue Giancarlo Turchetti – sono le città del Lazio dove l’aumento delle ore di CIG è stato maggiore e tra le prime dieci province d’Italia per le variazioni più elevate, non se la passa bene nemmeno la provincia ciociara che registra un incremento di circa il 12% rispetto all’anno precedente, con un aumento pari al 94% delle sole ore di CIG straordinaria. Vanno meglio rispetto al 2013 le province di Latina e Viterbo che segnano rispettivamente un -20 e -14 per cento di richieste. Ma ciò sta a significare anche – conclude Turchetti – soprattutto per Viterbo, che sono sempre di più le aziende che chiudono i battenti travolte dalla crisi e di conseguenza i lavoratori che vengono licenziati in via definitiva”.

 

Sono l’industria e l’edilizia i settori più a rischio, con un incremento pari circa al 20% il primo e all’8,4% il secondo, mentre nel commercio la richiesta degli ammortizzatori sociali è scesa del 2,4% rispetto al 2013.

 

“Non è un caso che le aziende della nostra regione siano quasi tutte in crisi – aggiunge Bombardieri – basti pensare al settore agroalimentare che negli ultimi cinque anni ha perso quasi il 30% degli occupati. Nella sola provincia di Roma grossi marchi come Montebovi, Novelli, crick Crock, Fiorucci, Interpan hanno chiuso i battenti o avviato procedure di mobilità e solidarietà. Sempre nella Capitale la disoccupazione giovanile ha sfiorato il 45% e i bambini in povertà assoluta rappresentano il 30%. Dati allarmanti che dovrebbero far riflettere seriamente le istituzioni locali in primis e il Governo. Abbiamo denunciato per mesi l’emergenza sociale che si stava creando nella nostra città. Il mancato intervento ha prodotto il radicarsi di queste emergenze. E la tassazione locale – Irpef e Irap in testa – ha fatto il resto. Cosa stanno aspettando ancora i nostri politici per intervenire seriamente? Forse meno proclami e più attenzione al sociale potrebbero rappresentare un buon inizio. Certo l’incremento registrato questo mese dei costi sia dei servizi ospedalieri sia di quelli paramedici (entrambi +3,3%), dell’istruzione e della tassazione non fa ben sperare”.

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