VITERBO – Dopo due anni con il segno meno il sistema economico della provincia di Viterbo sembra aver ritrovato il passo della crescita con un un saldo positivo tra aperture e chiusure delle imprese pari allo 0,43%. È quanto emerge dal Rapporto Movimprese di Unioncamere, che nella Tuscia registra il movimento anagrafico sulla base del Registro Imprese della Camera di Commercio di Viterbo. Sono state infatti 2.157 nel 2013 le imprese iscritte (erano 2.321 nel 2013) contro le 1.993 imprese cessate, al netto delle cancellazioni d’ufficio (erano 2.494 lo scorso anno), con un saldo positivo di 164 nuove imprese in termini assoluti.

 

Un consistente balzo in avanti rispetto al 2013 quando è stato registrato un tasso di crescita pari al -0,45%, in linea con il valore medio nazionale (+0,51%), ma decisamente inferiore a quello regionale (+1,80%).

 

“Si tratta di un dato sicuramente incoraggiante per il nostro territorio – dichiara Domenico Merlani, presidente della Camera di Commercio di Viterbo – che dobbiamo cogliere con cauto ottimismo, in attesa di conferme dagli altri indicatori. Per questo continueremo a monitorare le evoluzioni del nostro sistema economico e soprattutto a supportarlo per quanto ci è possibile favorendo la crescita di nuove imprese e il consolidamento di quelle esistenti. Certo, da un’analisi più approfondita, non sfuggono i valori positivi in quei settori che meglio hanno reagito alle difficoltà contingenti come il turismo, i servizi e le attività professionali confermando la progressiva mutazione del tessuto imprenditoriale della nostra provincia. Allo stesso tempo rimane forte la preoccupazione per imprese e lavoratori dei comparti tradizionali che ancora scontano gli effetti della crisi”.

 

Nel dettaglio i dati di Movimprese ci dicono che nel comparto agricolo risulti una diminuzione dell’1% circa dello stock di imprese registrate tra il 31.12.2013 e il 31.12.2014, mantenendo la posizione di settore prevalente per l’economia della Tuscia con un numero di imprese che supera il 30% del totale delle imprese registrate. La diminuzione è spesso determinata dall’abbandono di aziende agricole per la loro marginalità economica, e dal cambio di destinazione d’uso dei terreni agricoli. Una diminuzione nella variazione annuale dello stock si registra anche per le attività manifatturiere che registrano un calo dello 0,8%, mentre per le costruzioni è -0,4% e per il commercio -0,1%. Si tratta di settori strategici per lo sviluppo del nostro territorio con una elevata quota di imprese: 6% circa per le attività manifatturiere, 13,8% per le costruzioni e addirittura oltre il 22% per il commercio. In difficoltà anche le attività immobiliari con -0,8%.

 
Positiva la variazione dei servizi di alloggio e ristorazione la cui variazione dello stock è del 3,2% in un’ottica di sviluppo della vocazione turistica del territorio per un settore che è arrivato a pesare per circa il 6% sul totale delle imprese. In crescita anche i servizi tra cui informazione e comunicazione con +3,5%, le attività di noleggio e agenzie di viaggio +5,3%, le attività professionali e tecniche +3%, il trasporto e magazzinaggio +0,8% e la fornitura di energia elettrica dovuto alla nascita nel nostro territorio di imprese per la produzione di energie alternative (12,1%).

 

Per quanto riguarda la forma giuridica la provincia di Viterbo segue il trend nazionale che vede la continua flessione delle ditte individuali e delle società di persone a vantaggio delle società di capitali. Molti imprenditori si affidano sempre più spesso a formule organizzative più robuste e strutturate per affrontare il mercato verso un percorso di crescita. Le ditte individuali sono infatti diminuite dello 0,6% (Italia: -0,34%), così come le società di persone la cui decrescita è pari al -0,3% (Italia: -0,96%), mentre le società di capitali hanno fatto registrare un tasso di crescita del 5,7%, superiore al dato nazionale del 3,29%. Attualmente nella provincia di Viterbo le società di capitale rappresentano il 15,3% del totale delle imprese registrate, le società di persone rappresentano il 16% mentre le imprese individuali rimangono stazionarie al 65,4%, residuali le altre forme 3,3%.

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