Stefano Signori

 

VITERBO – “Essere contro l’Europa è impossibile se non esiste. L’Europa non c’è mai stata. Come si fa a essere contro qualcosa che non c’è?

Quello che fu un sogno di uomini del calibro di Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, scrivendo sotto l’influenza di idee innovative, democratiche e riformatrici, che delinearono le prerogative di un’Europa unita, oggi, dopo anni di conflitti costellati di successi e sconfitte,  non solo coloro che credettero  nel federalismo europeo tacciono, ma  sono giunti ad una conclusione, ci troviamo ad una svolta cruciale non esiste nessun livello continentale, legittimato democraticamente, che conti davvero.

Il Parlamento Europeo è un organo stucchevole, limitatissimo nei poteri. Più volte la nostra associazione ha mostrato con atti e documenti l’immobilismo e la devastazione sui prodotti made in Italy a favore di strategie che non ci appartengono, a scapito dei produttori Italiani.

Defraudati nelle produzioni agricole, grano indiano, arance israeliane, agrumi in genere esteri, carni, avicole e suine olandesi e francesi,  ai prodotti lavorati, tipo l’olio e il vino, latte e formaggi, con import da paesi esteri con infime qualità  rispetto alla nostra altissima qualità inserendo nel  mercato  prodotti  da paesi esteri spesso nemmeno Europei. L’olio tunisino né è stata l’ultima prova del Parlamento di Bruxells.

La Commissione Europea è un consesso di cicisbei, che non fanno altro che eseguire i dettami e rispettare i limiti imposti della Banca Centrale Europea e per il resto le nazioni si guardano in cagnesco e fanno, ciascuna, quelli che sembrano interessi nazionali, ma in realtà non lo sono: sul medio-lungo periodo, anche la nazione che sembra aver lucrato di più da questa Disunione Europea, la Germania, avrà dei grossi problemi e smetta con divisioni o con atteggiamenti limitativi di trarre ancora benefici a scapito del bene dei molti. Quest’ultima avrà grandi problemi  perché sta venendo meno la capacità di consumo, stanno morendo i ceti medi, in Europa, e quindi la Germania avrà anche problemi con le sue esportazioni, su cui ha tanto puntato.

La cancelleria tedesca  Angela Merkel, e i vari  Monticircuiti oligarchici, sono  anch’essi ostaggio di quegli stessi gruppi sovranazionali che puntellano questa globalizzazione, dove non si globalizza il diritto di ciascuno a una vita dignitosa, anche sul piano economico, ma si guarda solo al business.

E’ una globalizzazione dove, oltretutto, le carte sono truccate, perché evidentemente si può competere e liberalizzare il commercio tra le diverse produzioni solo se si gioca con le stesse regole: se tu “giochi” in un paese dove si tutela il lavoro, mentre in altri paesi il lavoro è di tipo neo-schiavistico, c’è qualcosa che non funziona. Creare un’Europa di due velocità, però, non è certamente la soluzione ideale, ma solo un tornaconto di alcuni.

Confartigianato è da anni in pista ad enunciare queste disparità fra nazione e nazione.

L’obiettivo di ogni sincero progressista è quello di ripristinare la coscienza della democrazia. Invece, ho osservato con rammarico che la maggior parte degli italiani non sa nemmeno per che cosa va a votare,  quest’ultimo  referendum costituzionale docet, al dì fuori dei risultati avuti, si è visto che spesso si vota con la “pancia” e in maniera strumentale. Forse, se vogliamo essere degni di sovranità, se vogliamo poterci lamentare a buon diritto di quella espropriazione di sovranità, di benessere e di diritti che imputiamo ai nostri governanti a livello
nazionale, a Bruxelles e in altre parti del mondo, forse dovremmo iniziare a informarci un po’ di più.

Abbiamo bisogno di pedagogia politica, di informarci meglio sul mondo in cui viviamo, altrimenti saremo sempre manipolati, o vittime di questo scontro insensato, tra “buoni e cattivi”, spesso alimentato dagli stessi burattinai che ci svuotano di diritti e di democrazia.

E’ una visione un po’ complottistica. Ma le cose non stanno così.
La libera espressione, il libero pensiero  sono  stati   i principali artefici delle libertà, della sovranità popolare, della democrazia e anche della nostra possibilità di criticare il potere, oggi la libertà di critica, di espressione, di giornalismo.

Ricordiamo con piacere il periodo di quella che  è stata la base della New Frontier kennedyana, cioè di quel sogno – interrotto con le uccisioni dei fratelli Kennedy e di Martin Luther King – di una Great Society, che in parte Lyndon Johnson riuscì a realizzare, continuando il progetto kennedyano (e cioè: estendere sempre più diritti, possibilità di istruzione e mobilità sociale, a vaste fette della popolazione).

Tutto questo si è interrotto. Dagli anni ‘70, il faro che ha illuminato in senso tenebroso la società mondiale è stato quell’idea enucleata che  contiene i fondamenti di questa idea secondo cui troppa democrazia “fa male”.

Se lo dissero dei  reazionari – la democrazia va limitata come la cultura in generale  –  uarant’anni fa trovò terreno fertile , però noi ne viviamo oggi tutte le conseguenze.

Per capire questo non basta protestare, non basta avercela con la casta, con i Napolitano ed i Renzi di turno, con la finanza – la finanza è uno strumento, come il denaro: non è né buono né cattivo, dipende da come lo si gestisce.

Noi abbiamo bisogno di un mondo in cui la politica torni a essere preminente sull’economia e sulla finanza, e in cui economia e finanza collaborino per garantire prosperità a tutti e a ciascuno di noi”.

Stefano Signori
Presidente Confartigianato Viterbo

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