VALLERANO – L’interesse della Regione Lazio per l’Agricoltura può essere ben rappresentato dai seguenti fatti:
a) E’ noto a tutti, in particolar modo a coloro che si interessano specificatamente di Agricoltura, dell’importanza del PSR perché dalla approvazione, da parte della CE, dipendono i relativi finanziamenti. C’è quindi un interesse diretto e pressante perché la redazione del piano, l’invio a Bruxelles nonché tutti gli altri adempimenti, avvengano nel minor tempo possibile. Mentre il piano – PSR – delle Regioni Toscana, Umbria ed altri, tornavano approvati dalla CE, quello della Regione Lazio NON era ancora partito per tale destinazione.

 

b) La Regione Umbria è cinque volte più piccola della Regione Lazio ebbene, rispetto a questo piano, l’Umbria ha avuto da Bruxelles quasi 100 milioni in più del Lazio. Sorge a questo punto una domanda: è il cavallo che non beve o è l’acqua che non c’è ? (attribuendo ovviamente al termine “acqua” il significato più ampio dell’accezione). E’ scontato che tante altre considerazione potrebbero ipotizzarsi!

 

c) La Regione Umbra con una estremamente limitata superficie a castagneto da frutto ha ben SEI CENTRI DI RIPRODUZIONE TORYMUS ( Tavolo del Castagno 22 aprile 2015 Prof. Ricci Uni Pg) laddove si legge anche la notizia che uno dei sei – si specifica – che da solo contribuisce a fornire circa il 30% dei Torymus richiesti dal territorio“. La Regione Lazio quanti Centri di riproduzione ha messo in piedi? Loro dicono DUE. Vedremo più avanti. E’ certo tuttavia che il Lazio non ci ha mai comunicato quanti Torymus hanno prodotto quelli che loro chiamano i Centri di Caprarola e di Velletri nonostante l’avessimo richiesto anche per iscritto. Ci spettano ora, come precedentemente anticipato, alcune valutazioni sulle dichiarazioni verbalizzate al TAVOLO DEL CASTAGNO il 22 aprile 2015 da chi, in quella circostanza,
rappresentava la Regione Lazio e quindi parlava in nome e per conto della medesima. Va precisato che l’argomento all’ordine del giorno era: ”Stato di attuazione tecnico-amministrativa dei progetti regionali finanziati dal Ministero relativi ai centri di moltiplicazione”. Ovviamente ci riportiamo alle dichiarazioni più sopra trascritte (vedi documento n. 9).

 

Nella dichiarazione al tavolo del Mipaaf, il rappresentante del S.F.R. del Lazio evidenzia fatti volti a distogliere l’attenzione e la problematica. In particolare, laddove con indeterminatezza dice di “essere al sesto anno di attività” , senza che si possa comprendere il soggetto di questa attività: ma chi è al sesto anno? I centri di riproduzione? il servizio fitosanitario regionale? O che altro? Sarebbe davvero grave che, se fossero i centri di riproduzione, questi ultimi, nell’anno 2015, avrebbero prodotto solo tredici lanci, per cui la regione ha dovuto acquistarne cento da ditte private che li producono. Il bla bla sui patti di stabilità, bilanci, impossibili documentazioni sulle rendicontazioni, altro non appare che una presa in giro, un menare il can per l’aia, fuorviante rispetto alla sostanza e non si capisce, tra l’altro, la ragione per cui “costui” dovrebbe far fare alla regione la figura di ente privo di risorse, quando, tutto sommato, quanto speso per questo acquisto, complessivamente, non supera i 14 mila euro. Una cifra irrisoria. Quanto alle diecimila galle per fare il monitoraggio sul livello di parassitizzazione, richieste l’anno scorso e quest’anno, siamo proprio fuori strada.

 

Anche a detta del prof. Alma le galle debbono essere lasciate dove si reperiscono per l’applicazione del METODO PROPAGATIVO che è universalmente applicato da chi, come insetto di contrasto, si serve del Torymus. Anche il Prof. Carlo Ricci della Università di Perugia suggerisce di non spostarle per via del rischio da funghi dannosi.

 

La regione, per due anni consecutivi, ha chiesto una mano ai castanicoltori per reperirle. Ma questi ultimi hanno già dato, acquistando di tasca propria i lanci di Torymus, perché, se avessero atteso la produzione dei centri di Caprarola e Velletri, non si sarebbe minimamente inciso sulla lotta di contrasto al cinipide con il Torymus.

 

Se fosse vera la situazione economica- finanziaria del Lazio così come rappresentata ci sarebbe di che preoccuparsi tutti, per primi i dipendenti.

 

Nel n. 45/2015 di “Lazio Informazione – Rivista dell’Assessorato Agricoltura,Caccia e Pesca- pag. 30 – LOTTA AL CINIPIDE DEL CASTAGNO” si legge: “I rilasci del Torymus Sinensis effettuati nel 2015 hanno interessato 61 territori comunali …per un numero complessivo di lanci pari a 113, di cui 100 acquistati con un fondo regionale di 12.500. euro e 13 utilizzando per la prima volta il Torymus Sinensis prodotto nel Centro di Moltiplicazione di Caprarola.”.Continuando si legge ancora:”Nel 2015 è proseguita su tutto il territorio del Lazio la lotta biologica al cinipide del castagno. I rilasci di Torymus Sinensis, parassitoide del cinipide del castagno, hanno interessato le maggiori aree castanicole del Lazio per un numero complessivo di lanci pari a 113, di cui 100 acquistati con fondi regionali e 13 prodotti presso il centro di Moltiplicazione di Caprarola.”. Non vogliamo anche noi ripeterci, così come invece è scritto nell’articolo in esame, quindi poniamo in evidenza i punti che riteniamo più significativi:

 

a) l’affermazione che PER LA PRIMA VOLTA (siamo nel 2015) è stato usato il Torymus sinensis prodotto nel “Centro di Moltiplicazione di Caprarola” per soli 13 lanci lascia tutti basiti per non dire altro. Perché non è stato usato anche negli anni precedenti dal momento che il Lazio è stata decretato anche “ZONA DI INSEDIAMENTO” del Cinipide sin dall’anno 2010 (Determina.C 2446 del 14/10/2010)? Come si può quindi affermare che la Regione Lazio ha fatto molto per la castanicoltura??? Il Centro di Riproduzione di Caprarola dovrebbe essere un Centro messo in piedi da circa cinque anni e ha una produzione veramente così irrisoria o c’è altro?

 

b) Come si fa a credere che la Regione Lazio si sia impegnata, così come vorrebbe far credere, nella lotta al cinipide, pur volendo dar credito ai dati che si evidenziano nello scritto in questione, quando il numero dei lanci pagati dai privati (172) è superiore a quello, pur modesto, comprato dalla Regione (100)? Muovendo dal dato dell’articolo segnalato circa il numero dei territori comunali (61) interessati dal lancio dei Torymus, si ricava che non è pari nemmeno a DUE per ogni territorio ? Tenendo conto che i territori in argomento hanno dimensioni totalmente diverse ne discende che il numero dei lanci fatti dalla Regione Lazio nel 2015 può sembrare addirittura ridicolo.

 

c) Da quando ha avuto fine il “MONOPOLIO ALMA” (2012) tutti abbiamo comprato lanci, per cui ogni hanno c’è stato un consistente contributo alla lotta al cinipide da parte dei privati.

 

d) Per l’acquisto dei cento lanci in parola la Regione ha dovuto indire un asta alla quale hanno partecipato quattro ditte. Ha vinto l’appalto la Azienda Agricola Gabbio – Borgata Stizza, 27 – 14015 S. Damiano D’Asti per € 12.000,00 (dodicimila/oo) avendo fatto l’offerta migliore (n.G03594/2015 determina n. G04231 del 13/4/2015).

 

e) Tra le varie carte è uscita fuori anche una delibera con la quale, sempre la Regione Lazio, ha affidata “la realizzazione di una tettoia in legno presso il Centro di moltiplicazione del Torymus sinensis di Velletri per €. 3.416/00 (tremilaquattrocentosedici/00 alla ditta Lupi Sandro da ultimarsi entro il 22/10/2014 (determina G10169 del 14/7/2014), quindi utilizzabile solo a partire dalla stagione 2015. Domanda: questa tettoia serviva veramente per la funzionalità del Centro? Allora perché non è stata fatta prima? Per una somma di questa importanza il Lazio non può certamente preoccuparsi, almeno così speriamo. Certo che da quanto si desume, in termini economici, nel già trascritto verbale del 22 aprile 2015, non c’è tranquillità alcuna.

 

CENTRO DI CAPRAROLA

 

Va subito precisato che questo Centro era, al momento della determinazione A.1222 DEL 17/2/2011, di proprietà dell’ARSIAL che l’ha messo a disposizione della Regione Lazio proprio per la costruzione del Centro di Riproduzione. Il Progetto ora indicato prevedeva una spesa di euro 106.00/00 (centoseimila/00) ANNUALE (per tre anni) e vedeva coinvolti: l’Università di Torino (quindi il, Prof. Alma), l’Università della Tuscia e l’Arsial (vedi documento Dirigente Area S.F.R. e innovazioni in Agricoltura).

 

Qualcuno ci potrebbe indicare dove possiamo trovare il CONSUNTIVO anche di questa“operazione” ? Intendiamoci bene stiamo parlando di soldi pubblici.

 

L’Assessore all’Agricoltura dell’epoca, da quanto si legge sulla stampa del 17 giugno 2011, in merito al Centro di moltiplicazione del Torymus di Caprarola, afferma che questo Centro: “consentirà alla nostra Regione di essere assolutamente autosufficiente nel condurre il programma di lotta biologica che abbiamo concordato con il territorio”.

 

Peccato che l’autosufficienza, come abbiamo visto poco sopra, è ancora tutta da realizzare nonostante siano già passati ben 5 anni.!

 

Ha cominciato proprio male. Infatti, in un quotidiano del 14 aprile 2010” si legge “un primo tentativo di lancio del Torymus in loco però non ha prodotto risultati”. Coinvolti nella vicenda “i docenti Bruno Paparatti e Alberto Alma” (continua)

 

Roberto Colla (foto)
Presidente Associazione Vallecimina

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